La mini riforma delle #Pensioni, costituita dall’anticipo pensionistico APE, è sempre più a rischio. A dispetto dei tempi per l’entrata in vigore, prevista dal governo per il 1° maggio 2017, a tre settimane dalla data annunciata bisogna registrare una inspiegabile fase di stallo che vede l’iter sostanzialmente bloccato per la mancanza di alcuni fondamentali passaggi. Per il decollo dell’APE mancano, infatti, tre decreti attuativi, il fondamentale accordo quadro con banche e assicurazioni, il parere del Consiglio di Stato, la registrazione della Corte dei Conti e un paio di circolari esplicative della procedura da parte dell’#Inps.

Tenendo conto di vacanze pasquali e ponte del 25 aprile, appare improbabile che la data del 1° maggio possa essere rispettata, e il sospetto che questi ritardi siano dati dalla difficoltà di reperire i fondi necessari, in particolare per l’APE sociale, fa materializzare sulla stagione delle riforme volute dal governo Renzi lo spettro di un ulteriore flop.

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Anticipo pensioni, quanto costa l’APE volontaria

Come è noto, l’APE volontaria è in realtà un prestito che potrà essere richiesto da tutti i lavoratori con almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi versati per godere di un anticipo sulla pensione fino a 3 anni e 7 mesi.

L’iter per la richiesta, che dovrebbe essere effettuata, secondo le intenzioni del governo, all’interno di una finestra temporale compresa tra il 1° maggio e il 30 giugno, prevede un primo passaggio da parte del richiedente che deve ottenere una certificazione del possesso dei requisiti da parte dell’Inps. Ottenuta tale certificazione, il richiedente deve munirsi dell’identità digitale Spid per presentare la richiesta di pensione anticipata, di finanziamento alla banca e di assicurazione del prestito.

Una procedura relativamente semplice, che dovrà comunque essere confermato da una circolare Inps, ma che si scontra con l’incertezza sul costo del prestito che è passato dal 2,5%, ipotizzato al momento del varo della riforma delle pensioni, all’attuale 2,75%, che rischia di rappresentare un prezzo troppo alto da scontare come trattenuta ventennale sull’assegno pensionistico.

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Per una pensione di 1300 euro al mese, infatti, il quotidiano Repubblica ipotizza un costo complessivo di circa 54 mila euro.

Pensioni, APE sociale: non ci sono i soldi per tutti. Servirà una graduatoria?

Altri problemi sono quelli che il governo sta affrontando per quanto riguarda la variante dell’APE sociale, vale a dire l’anticipo pensionistico a favore di disoccupati, di chi assiste un familiare disabile, di invalidi o di chi svolge uno degli undici lavori riconosciuti come ‘pesanti’. In questi casi, i costi della pensione anticipata saranno interamente a carico dello Stato, ma i 300 milioni stanziati dal Governo per le 35 mila domande attese rischiano di non bastare per tutti, soprattutto se dovessero essere accolte le richieste dei sindacati per un allargamento della platea dei destinatari.

In questo caso, sarebbe necessario ricorrere ad una graduatoria per le erogazioni delle pensioni anticipate con la quale dare precedenza in ordine di anzianità, di anni di contributi versati e del tipo di lavoro svolto.

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Nei prossimi giorni è previsto un nuovo incontro tra governo e sindacati per dare il via ad un ‘fase 2’ della riforma delle pensioni che potrebbe sancire il decollo definitivo dell’APE o il suo superamento, almeno per come è stata finora intesa la flessibilità in uscita dal lavoro.