Il mondo del lavoro e i sistemi economici sono condizionati dall'evoluzione della famiglia e dai conseguenti stili di vita, nonché dalla capacità di spesa e di reazione ai cambiamenti, con cui i sistemi produttivi generano i nuovi fabbisogni emergenti, derivanti dall'economia e dall'intelligenza digitale.

Il contesto occupazionale

In questo contesto, purtroppo, si colloca anche la disoccupazione degli over 50 che, nel marzo 2017, per effetto della legge Fornero e per l'avvento delle nuove tecnologie di informazione, comunicazione e automazione, ha fatto segnare un sensibile aumento: i disoccupati per la suddetta fascia d'età sono 567mila, 59mila in più rispetto a febbraio 2017, e 103mila in più rispetto al 2016.

È la prima, volta dall'inizio del 2004, che ci troviamo di fronte a più disoccupati over 50 rispetto ai 15-24enni (a marzo sono circa 524mila unità). L'ISTAT ha evidenziato che, sommando i due dati, la mancanza di lavoro in Italia è pari all'11,7% .

Il contesto occupazionale appena descritto, quando si determina, comporta nelle famiglie un mutamento del tenore di vita provocando, a volte, crisi e fallimenti matrimoniali, con conseguenze che vanno a riversarsi anche sui figli in termini di dispersione scolastica e universitaria, e di scelte professionali perentorie da parte dei ragazzi, sui quali può ricadere anche la gestione della famiglia. Quest'ultima, oggi, può essere anche definita "famiglia digitale", in merito alle esigenze ed ai comportamenti più diffusi nell'era della quarta rivoluzione industriale.

La famiglia digitale

La nuova conformazione della famiglia digitale è composta da figli cosiddetti "nativi digitali", ovvero adolescenti che vivono in casa con strumenti di alto contenuto tecnologico, che usano correntemente e correttamente i nuovi dispositivi per riempire le loro giornate, tra momenti di gioco, di ricerca per tenersi informati e attività legate allo studio per imparare e per fare i compiti.

Inoltre non bisogna dimenticare gli spazi virtuali per socializzare e interagire con amici e parenti, e le occasioni online per fare acquisti.

I nativi digitali rientrano nella fascia d'età che va dagli 11 ai 21 anni, e sono i nuovi consumatori e propulsori dei cambiamenti dello stile di vita e della propensione agli acquisti da parte delle rispettive famiglie.

Essi riescono a stimolare genitori e nonni all'utilizzo delle nuove tecnologie, portandoli a diventare fruitori attivi della rete internet e attenti acquirenti di connessioni abbinate a quantità sempre più elevate di Giga per soddisfare il fabbisogno non più del singolo utilizzatore, ma dell'intero nucleo familiare.

Il cambiamento degli atteggiamenti e dei comportamenti verso l'economia e l'intelligenza digitale è legato proprio all'attività dei nativi digitali. Essi sono riusciti e riescono ad influenzare i nonni sessantenni e i genitori cinquantenni ad utilizzare coerentemente le opportunità nel web: dall'attivazione di un profilo Facebook alla visione di un film sul PC, fino agli acquisti online, e/o alle comunicazioni con SMS o WhatsApp.

In cambio, questi utenti speciali non chiedono molto ai parenti: si limitano soltanto a richiedere come regali dei Giga, dei PC e degli smartphone di nuova generazione, ovvero tutto ciò che gli torni utile per vivere al giorno d'oggi, per restare al passo coi tempi e per interagire istantaneamente tra virtuale e reale in un unico spazio sociale, personale e professionale.

Nuova forma di lavoro

In questa mutata situazione, la mancanza di lavoro è legata innanzitutto alla crisi economica, che ancora persevera nel nostro paese, ma anche all'emergere di nuovi processi organizzativi e produttivi. Questi ultimi sono sempre più modificati e modificabili tramite infrastrutture, strumentazioni e attrezzature automatizzate, con cui le aziende più evolute si stanno riproponendo e riposizionando nel mercato globale e digitale.

Altre realtà meno avvezze ai cambiamenti restano, con fatica, posizionate nel mercato territoriale e di riferimento. In entrambi i casi, le prime per effetto dell'introduzione delle nuove tecnologie; le seconde a causa dei costi troppo elevati legati alla fiscalizzazione e contribuzione, tendono ad allontanare, prematuramente, lavoratori con competenze obsolete o con un'età non più adatta a riqualificarli.

In tal senso, il lavoro agile e l'apprendistato possono assolvere alle esigenze di ricambio generazionale, garantendo - ad esempio in un triennio - l'uscita dei lavoratori in età pensionabile (con trasformazione in contratto di lavoro agile dei lavoratori più anziani) e l'ingresso di una nuova forza lavoro (con contratto di apprendistato per giovani dipendenti).

Sotto questo aspetto, potrebbe essere un'idea quella di affrontare il nuovo partendo dalla famiglia digitale, dove per conciliare l'equilibrio economico e familiare, il genitore in uscita - perché in perdita della qualifica o in obsolescenza di competenze - attraverso forme di lavoro agile potrebbe venire incontro alle esigenze dell'impresa unitamente a quelle personali, integrando il proprio figlio "nativo digitale" nel rinnovamento organizzativo dell'azienda in cui sono impiegati entrambi.

Queste sono situazioni particolarmente complesse e sofisticate, introducibili in un'ottica di lungimiranza dell’investimento, che potrebbe favorire una contestuale occupazione dei giovani con l'incremento della produttività aziendale e il mantenimento del reddito familiare.

Si tratta di investimenti a lungo termine verso quelle imprese che, essendo interessate a riorganizzarsi e ringiovanirsi, potrebbero intervenire sulle stesse famiglie digitali dei propri lavoratori. Una risoluzione potrebbe essere quella di accompagnare, in 5/6/7 anni, i figli dei dipendenti in uscita ad inserirsi in sostituzione dei padri e delle madri nel primo triennio, magari mentre studiano a Scuola, in periodi di alternanza scuola-lavoro per predisporne - in seguito e in caso di esito positivo - il loro inserimento in azienda con contratto di apprendistato di secondo o terzo livello, la cui durata può variare, a partire da due e fino a cinque anni.

Ovviamente le imprese non dovrebbero ricorrere a questa nuova forma di lavoro per l’inserimento esclusivo dei figli dei dipendenti, ma per tutti coloro che hanno i requisiti per succedere alle vecchie maestranze, inserendosi così nei processi di sostituzione delle vecchie competenze con le nuove.