Le ultime notizie sulla riforma delle #Pensioni ad oggi 19 giugno 2017 riguardano ancora una volta l'#APE SOCIALE, che potrebbe aprire ad una seconda sessione di invio delle domande da parte dei lavoratori nel prossimo autunno. Per quanto riguarda invece la situazione dei precoci, il nuovo decreto attuativo chiarisce definitivamente in che modo dovrà essere effettuato il calcolo sul requisito dei 12 mesi di lavoro prima del compimento del 19mo anno di età. Nel frattempo proseguono le discussioni sulle altre opzioni di flessibilità ancora in attesa di essere definitivamente approvate, mentre allo studio del Governo vi è un adeguamento al rialzo dei requisiti anagrafici utili per l'accesso ordinario alla quiescenza dal 2019.

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Vediamo insieme tutti i dettagli al riguardo nel nostro nuovo articolo di approfondimento sulle pensioni pubbliche.

Pensioni e APE sociale: apre una nuova finestra in autunno?

Il nuovo strumento di anticipo pensionistico (APE) di stampo sociale potrebbe vedere riaprire i termini di presentazione delle domande nel prossimo autunno. L'indiscrezione emerge tramite la Direttrice generale dell'Inps Gabriella Di Michele, che ha rilasciato delle nuove dichiarazioni al riguardo durante un'intervista concessa al quotidiano Il Messaggero. Qualora le coperture dovessero risultare sufficienti, ci sarebbero i termini per realizzare quello che la stessa esponente dell'Istituto di previdenza ha definito come "una sorta di secondo appello".

Lavoratori precoci, come funziona il vincolo dei 12 mesi sull'uscita anticipata

Intanto proprio le circolari pubblicate recentemente dall'Inps aiutano a comprendere meglio i meccanismi di funzionamento della nuova #Quota 41 per i lavoratori precoci.

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È il requisito dei 12 mesi di attività prima del compimento del 19mo anno di età a risultare oggetto di un rinnovato interesse, visto che nei testi tecnici si lega alla dicitura di presunti "periodi di lavoro effettivo". Nella pratica, bisognerà considerare esclusivamente la contribuzione di stampo obbligatorio per le attività lavorative effettive. Non risultano invece valide altre forme sostitutive, come nel caso del riscatto degli anni di studio oppure nei versamenti di stampo volontario.

Per gli assegni di vecchiaia c'è allo studio l'inasprimento del requisito anagrafico a 67 anni

Se da un lato la flessibilità in uscita sembra finalmente aver cominciato un percorso di sblocco dell'attuale situazione di stallo previdenziale, dall'altro lato arriva la notizia di un nuovo provvedimento allo studio del Governo circa una stretta sull'età ordinaria di quiescenza. A partire dal 2019 potrebbero infatti essere necessari 67 anni per ottenere la pensione di vecchiaia. La colpa del nuovo irrigidimento ricadrebbe sull'applicazione dell'aspettativa di vita ai parametri di uscita dal lavoro.

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Il decreto risulterebbe già pronto e attende solo il via libera dalla politica, stimato in arrivo per la fine dell'estate. Ma non sono certo mancate le critiche da chi vorrebbe che si giungesse perlomeno ad una sterilizzazione dei nuovi inasprimenti sui vincoli di ingresso nell'Inps.

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