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Una cosa certa è che l’avvio delle due misure principali del pacchetto pensione dell’ultima Legge di Bilancio è stato un successo assoluto. Solo per l’#APE SOCIALE, le cui istanze scadevano, insieme a quelle di #Quota 41, lo scorso 15 luglio, l’Inps ha ricevuto oltre 66mila domande. Un numero imponente e non preventivato che mette a serio rischio la possibilità di esaudire tutte le richieste immediatamente. Mentre si è ancora in attesa che l’Istituto di Previdenza Sociale risponda alle richieste, sempre l’Inps ha fatto partire la seconda fase di domande.

Effetto retroattivo

Sia Ape sociale che quota 41 furono lanciate per entrare in azione dal 1° maggio 2017.

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I ritardi nell’attuazione delle misure non hanno intaccato quella che resta la data di decorrenza delle due novità e, pertanto, quanti vedranno accettata l’istanza dovrebbero avere arretrati a partire proprio dal 1° maggio. Come dicevamo, il numero di istanze ricevute dall’Inps, nel caso fossero tutte accettate positivamente, costringerebbe l’Istituto a stilare una graduatoria degli aventi diritto, con il pagamento delle prestazioni che sarebbe fino ad esaurimento risorse. L’Istituto dovrebbe rispondere entro il 15 ottobre, ma indiscrezioni trapelate sottolineano come l’Istituto sia incessantemente al lavoro per anticipare gli esiti. Dal punto di vista delle risorse, dal Governo stimano in 60mila i soggetti ai quali sarà possibile erogare immediatamente le pensioni anticipate, mentre per quelli che resteranno fuori, anche se aventi diritto, la pensione slitterà di qualche mese.

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Nuove istanze

La prima tranche di domande riguardava quanti avevano i centrato i requisiti entro il 15 luglio scorso. Per quelli che li hanno centrati o li centreranno dopo, le nuove domande scadranno il 30 novembre. Anche in questo caso l’Inps si è riservato un lasso di tempo per dare le risposte, che dovrebbero pervenire ai richiedenti entro il 31 dicembre. Per le nuove domande, la documentazione da allagare resta la stessa della prima tornata. Per i disoccupati che avrebbero diritto ad una delle due misure, bisognerà allegare la lettera di licenziamento e l’autocertificazione della scadenza della Naspi da almeno 3 mesi. Per gli invalidi, copia del verbale delle Commissioni Asl che attestino il grado di invalidità che ricordiamo, resta al 74% minimo. Lo stesso vale per i caregivers, quelli che assistono i familiari di primo grado disabili. Per i lavori gravosi invece, necessaria la copia del contratto o in alternativa una busta paga. Inoltre, bisognerà chiedere al datore di lavoro di compilare un formulario appositamente creato dall’Inps, nel quale vengano indicate tra i tanti dati, le mansioni, il livello contrattuale e le tariffe Inail applicate al rapporto di lavoro. #precoci