#pensione anticipata e #Pensioni di vecchiaia, le ipotesi di riforma del meccanismo contributivo sono descritte in un'analisi interessante fatta dal quotidiano specializzato Milano Finanza che traccia i nodi per agevolare l'età di uscita per la #pensione, rendendo maggiormente flessibile il sistema prevdenziale. Ipotesi che andrebbe a vantaggio soprattutto delle generazioni che ricadono interamente nel sistema contributivo introdotto dalla riforma Dini per i lavoratori che abbiano iniziato a lavorare dopo il 1995. L'attuale situazione lavorativa e contributiva, infatti, rende i contribuenti degli ultimi venti anni particolarmente soggetti alle oscillazioni del mercato del lavoro, sia per l'uscita con le pensioni anticipate che con la pensione di vecchiaia [VIDEO].

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Pensione anticipata e pensioni di vecchiaia 2017: ipotesi riforma contributivo

Inoltre, la riforma delle pensioni dell'ex ministro Fornero ha allungato, notevolmente, i requisiti di età e di contributi per poter usufruire dalla pensione anticipata o per l'attesa di quella di vecchiaia. Infine, il meccanismo pensionistico attuale, prevede incrementi di età e, conseguentemente, di contributi con aggiornamenti legati agli indici delle aspettative di vita che faranno salire il requisito anagrafico di uscita per la pensione di vecchiaia a 67 [VIDEO] dal 2019 e quello per le pensioni anticipate a 64 anni, sempre con decorrenza 2019. Ciò significherebbe lavorare e versare contributi per cinque mesi in più rispetto ai parametri che saranno in vigore per tutto il 2017 e per il 2018.

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Ma un siffatto meccanismo di rigidità dei requisiti di uscita di certo renderà difficile la pensione alle prossime generazioni che, alla fine, dovranno fare i conti con i vuoti lavorativi e contributivi. Ed è proprio sul meccanismo contributivo delle pensioni che si concentrano alcune delle proposte di riforma sulle quali il Governo sarà chiamato a dare risposte, data l'eccessivo rischio del sistema dovuto alle oscillazioni del lavoro e all'andamento economico in generale, ma anche ai fattori di speranza di vita e, dunque, di eccessiva sopravvivenza. Infatti, le interruzioni lavorative dovute a tratti di disoccupazione o di precarietà nella vita lavorativa di un contribuente determinano, in negativo, le future condizioni di uscita per la pensione anticipata o per quella di vecchiaia.

Uscita pensioni vecchiaia e anticipata, novità ipotesi oggi riforma età e contributi

Governo e sindacati hanno già parlato di riforma dei requisiti delle pensioni anticipate e di vecchiaia nel sistema contributivo circa un anno fa, nel tavolo del 28 settembre scorso.

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Oltre alla pensione contributiva di garanzia di circa 650 euro mensili minimi, la cosiddetta "Fase 2" delle pensioni potrebbe prevedere novità sul meccanismo di calcolo delle pensioni tra età di uscita e contributivo, immettendo fattori di maggiore flessibilità rispetto alla riforma Fornero. Infatti, per la pensione di vecchiaia, attualmente fissata a 66 anni e 7 mesi, ma destinata a salire di 5, 3 e 1 mese nei prossimi sei anni (per poi aumentare di 2 mesi a biennio), le ipotesi di riforma mirano a scardinare il rapporto di 1,5 e a portarlo a 1,2 volte tra l'importo della pensione futura [VIDEO] e quello della pensione sociale. Il che è già impegnativo e significa, secondo i calcoli del quotidiano La Stampa, che occorrà aver versato 150 mila euro di montante nei venti anni necessari per l'accesso alla pensione equivalenti. In termini più semplici, occorrerà andare in pensione con uno stipendio netto mensile di 1.500 euro (al lordo, 24 mila euro all'anno). Ben pochi potranno essere i futuri pensionati che potranno vantare simili stipendi, costanti, per tutta la durata lavorativa. Ancora più difficoltosa sarà l'uscita con la pensione anticipata per la quale, secondo i requisiti richiesti dal meccanismo contribuivo, la proporzione è di 2,8 volte le pensioni sociali. Ovvero la futura pensione anticipata dovrà essere di importo superiore a detta soglia rispetto all'assegno sociale.