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Uno dei lavori più diffusi negli ultimi tempi, almeno per quanto recitano le statistiche, è sicuramente quello della #badante. Un lavoro umile che da pochi anni è talmente riconosciuto da costringere le associazioni di categoria a prevedere un vero CCNL, cioè un #contratto collettivo di settore. Quando si parla di lavoro domestico, per colf, baby sitter e appunto le badanti, non si può non parlare di lavoro in nero. Infatti, ai 900mila addetti regolarmente sotto contratto, ce ne sono molti che lavorano in nero e non per scelta. Prima i voucher e adesso i libretti famiglia, anche se destinati ad una pluralità di settori, sembrano fatti su misura per consentire alle famiglie di detenere lavoratori tipici di questo settore in maniera più regolare e con meno costi.

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Le ultime notizie di cronaca però, mettono in luce ancora una volta la vastità di questa autentica piaga che è il lavoro nero. Ma davvero costa così tanto regolarizzare una badante?

Assunzioni e adempimenti

La notizia di cronaca di cui parlavamo riguarda un articolo pubblicato sul quotidiano La Stampa di Torino il 6 ottobre e riguarda un blitz della Guardia di Finanza in un ospedale in Piemonte. L’operazione delle Fiamme Gialle, effettuata in notturna mirava a scovare lavoratrici e lavoratori in nero per assistere anziani degenti in ospedale. Si tratta della nuova frontiera del lavoro della badante, quello di assistenza notturna presso i nosocomi. Lavoro ristretto ad una sola parte della giornata (la notte) che però, essendo di durata superiore ad un ora, non rientra tra le attività saltuarie previste per i nuovi libretti famiglia che da luglio hanno sostituito i voucher.

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Anche in questi casi dunque, sarà necessario assumere un lavoratore con regolare contratto. Il CCNL indica per le varie tipologie di lavoro domestico una serie di voci che vanno inserite nel contratto al momento dell’assunzione. Il livello sarà importante anche per verificare quale stipendio erogare al dipendente, come prevede la tabella delle retribuzioni che fa parte integrante del CCNL. Va ricordato al riguardo che i livelli A, AS e B non possono essere applicati al lavoro di badante, perché riguardano lavoratori non addetti all’assistenza di persone.Nel contratto (o scrittura privata perchè un vero contratto non è obbligatorio) vanno indicate il livello di inquadramento, la retribuzione, la durata del contratto e poi permessi, orari di lavoro, mansioni del dipendente e la situazione alloggiativa, cioè se convivente o meno con famiglia o persona da assistere. Dopo la firma del contratto, il datore di lavoro deve comunicare immediatamente all’Inps l’avvenuta assunzione con tutti i dati necessari, per permettere al lavoratore di prendere servizio il giorno successivo alla stiupula.

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Orari di lavoro, condizioni ed altre notizie utili

La badante a tempo pieno può essere assunta per un massimo di 54 ore a settimana. Nello specifico, massimo 10 ore al giorno non consecutive, con due ore di pausa e 11 ore di riposo consecutive al giorno. La durata del lavoro deve essere spalmata su 5 giorni e mezzo per settimana, con una mezza giornata libera ed una intera, di norma la domenica. Le ore di notte non sono lavorative, a meno che non si applichino altre formule di contratto che prevedono salari più elevati e sono la “presenza notturna” o “assistenza notturna”. Per una categoria A, cioè la domestica senza esperienza per esempio, la paga minima sarà di 624 euro al mese. Per una badante invece, minimo 851,80, visto che il livello minimo previsto è il BS. Allo stipendio vanno aggiunte indennità di vitto e alloggio ed ogni 2 anni vanno previsti gli scatti di anzianità, con relativi aumenti di stipendio. I contributi che una famiglia deve all'Inps per il lavoratore, vanno versati trimestralmente all’Inps, di norma entro il 10 del mese successivo alla scadenza dei tre mesi. In linea di massima si può calcolare che ogni singola ora di lavoro costi da 1,40 euro ad 1,93 euro a seconda della paga oraria della badante che si ottiene dividendo lo stipendio per le ore effettivamente lavorate nei tre mesi. Ai lavoratori domestici spettano le ferie che sono pari a 26 giorni per anno di lavoro e vanno prese dopo accordo con il datore di lavoro [VIDEO], ma di norma nei mesi caldi dell’anno. Anche la malattia è un diritto del lavoratore, con conservazione del posto che varia in base all’anzianità di servizio. In pratica, ci si può assentare per 10 giorni, inviando il certificato medico al datore di lavoro, senza rischiare di perdere il posto con una anzianità di servizio di soli 6 mesi. Si arriva a 180 giorni per lavoratori in servizio da almeno 2 anni. Durante la malattia è sempre il datore di lavoro a pagare lo stipendio, ridotto della metà per i primi 3 giorni di assenza ed al 100% per i successivi. #lavoro 2017