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Nate tra mille polemiche l’#APE SOCIALE e #Quota 41 sono le uniche due novità dell’ultima Legge di Bilancio entrate ufficialmente in vigore. Per l’altra misura loro parallela, l’Ape volontario, il decreto attuativo previsto anch’esso per maggio, tarda ad essere pubblicato in Gazzetta. Probabilmente ci sono da mettere ancora a punto le convenzioni con gli istituti di credito aderenti all’iniziativa e con le compagnie di assicurazione che copriranno questo autentico finanziamento bancario. Fatto sta che sembra certo che il via a questa novità pensionistica avverrà nel 2018, con un anno di ritardo rispetto alle previsioni. Tornando a quota 41 e ad Ape Social, in questi giorni l’Inps sta ultimando i controlli sulle istanze presentate nel primo giro di richieste concesse ai lavoratori.

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Un avvio in salita

La struttura delle due misure era particolare perché ai richiedenti è stato fatto obbligo di chiedere all’Inps la certificazione del diritto alla pensione. In pratica i possibili beneficiari delle due vie di pensione anticipata hanno dovuto presentare quella che a tutti gli effetti sembra essere una “prenotazione”. Nel dettaglio, il lavoratore che era convinto di avere i requisiti di accesso all’Ape sociale o a quota 41 ha chiesto all’Inps di certificare questi requisiti. Solo dopo l'eventuale risposta positiva dell’Istituto, si sarebbe passati alla domanda di pensione vera e propria.

Il problema è che come riporta l’edizione di ieri del quotidiano “Il Mattino”, pur con numeri non ufficiali, pare che molte domande di accesso alle misure vengono respinte.

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L’Inps ha tempo fino al 15 ottobre per esaurire tutte le istanze pervenute, che dati questa volta ufficiali, dicono siano state 66 mila. Su questi numeri si è già manifestato un problema originario in quanto i soldi disponibili per le due misure, basterebbero a malapena per coprire 60 mila richieste. L’Istituto dovrebbe uscire con una graduatoria che favorirà i soggetti più anziani o quelli che hanno presentato prima le istanze in quanto a priorità nel percepire le pensioni. Evidente che se fossero accolte tutte le istanze presentate (improbabile), per molti nonostante i requisiti di accesso siano soddisfatti in pieno, la pensione potrebbe slittare all'anno nuovo.

La Cgil contesta l’operato dell’Inps

Quanto sottolineato dal quotidiano di Napoli fuoriesce da un dossier del patronato Inca, branca per pensionati del sindacato Cgil. Secondo il patronato l’Inps torna a commettere errori per i quali già in passato è stato attore principale, cioè interpretare in maniera troppo restrittiva le norme delle misure così come prodotte dai legislatori.

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Dopo opzione donna, la pensione per lavori usuranti e il salvacondotto, anche in materia Ape e quota 41 l’Inps appare troppo rigida. Un ristrettezza che mette in serio pericolo l’accesso alle forme di pensione anticipata per soggetti in grave stato di bisogno. Molte delle 66mila istanze verranno respinte e rappresenteranno un flop annunciato proprio per via della rigidità di applicazione dell’Inps. .

L’Inca mette in luce il fatto che per percepire l’Ape sociale ad esempio, bisogna essere senza lavoro perché licenziati, perché soggetti a dimissioni per giusta causa o perché fuoriusciti da procedure di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Inoltre bisogna essere senza ammortizzatori sociali da tre mesi. L’Inps respinge le istanze anche se durante questi 3 mesi dall’ultima Naspi percepita, il disoccupato ha svolto anche una sola giornata di lavoro retribuita con i voucher. Questo in conflitto con le norme che per il lavoro retribuito con i buoni, prevedono la non tassabilità e il non contrasto con lo stato di disoccupazione. Anche la mancata percezione della Naspi viene interpretata dall’Inps come motivazione utile al respingimento dell’Istanza. [VIDEO]

Non solo come norma vuole, per quanti non avevano i requisiti di accesso all’indennizzo per disoccupati, ma anche per quanti non hanno volontariamente presentato istanza o per quanti la hanno presentata fuori tempo massimo. Stesso discorso per i contributi esteri perché pare che l’istituto respinga domande di chi ha lavorato anche in paesi comunitari perché secondo l’Istituto, l’Ape sociale è misura assistenziale e non pensionistica e non si può applicare il meccanismo della totalizzazione come avviene con le normali forme pensionistiche. Altro problema è che per quanti alle prese con i lavori gravosi, bisogna attendere i nulla osta di Inail e Ministero del Lavoro. Va considerato poi il fatto che l'Inps darà 30 giorni di tempo per presentare ricorso contro la bocciatura dell'Istanza. Difficile immaginare come i lavoratori potranno ricorrere in un così breve lasso di tempo senza avere ben chiare le motivazioni. #precoci