Il lavoro domestico, quello di colf, badanti e baby sitter è una delle attività più diffuse del momento, soprattutto per quanto concerne la normativa del lavoro in costante evoluzione al fine di far emergere l’utilizzo altrettanto diffuso del lavoro nero. Nella Legge di Bilancio che attualmente è in Parlamento per la sua approvazione, numerose proposte riguardano proprio questa tipologia di attività, sia per il lavoro che per il futuro degli addetti, cioè la pensione. Passato sotto traccia e poco pubblicizzato, un provvedimento di carattere pensionistico era già presente lo scorso anno di questi tempi, con la vecchia manovra finanziaria. Le badanti, soprattutto quelle qualificate e con contratti in regola da anni, risultano tra i soggetti beneficiari di Ape sociale e quota 41, per la pensione a 63 anni o per lo scivolo precoci.

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Adesso per le stesse, si ragione se bloccare l’aumento dell’età pensionabile previsto nel 2019 per l’aspettativa di vita. Inoltre i sindacati hanno proposto per la manovra, un correttivo per i contributi che le famiglie versano trimestralmente per i servizi del proprio lavoratore.

Badante e pensione

Ricapitolando, il lavoro come #badante rientra tra gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti che possono sfruttare l’Ape sociale, la pensione di vecchiaia anticipata a 63 anni con 36 di contributi versati. Anche in funzione della pensione di vecchiaia che oggi si centra a 66 anni e 7 mesi di età, per questi lavoratori il paventato aumento a 67 anni previsto per il 2019 non dovrebbe scattare perché il Governo sembra intenzionato a dare ascolto ai sindacati che spingono per tutelare alcune categorie di lavoratori da questo aumento.

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Per quanto concerne i contributi previdenziali, per permettere all’Inps di erogare pensioni più dignitose [VIDEO]per una categoria di lavoratori spesso assunti a poche ore settimanali e con contributi bassi, sempre le parti sociali hanno proposto di aumentare gli importi di quanto le famiglie devono come di consueto ogni trimestre. Un aumento che tradotto in moneta contante, significherebbe far spendere di più alle famiglie con lavoratore assunto full time, tra i 1.050 ed i 1.250 euro all’anno. Nel frattempo le associazioni dei datori di lavoro contestano il mancato inserimento del lavoro domestico tra le attività oggetto del beneficio degli sgravi contributivi previsti per le assunzioni di giovani e che sono pari al 50% dei contributi da versare. Sempre in tema contributi, mancano in manovra gli sgravi promessi che avrebbero permesso alle famiglie di scaricare i contributi e le spese per mantenere in servizio il lavoratore. In parole povere, si va verso un aumento del costo del lavoro per le badanti che non aiuta l’emersione del lavoro nero che secondo gli ultimi dati Istat, quello nel settore lavoro domestico copre il 51% del fenomeno globale.

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Licenziamento, preavviso e scatti di anzianità

Nonostante il settore si sia dotato un #contratto Collettivo che è stato aggiornato quest’anno con nuovi minimi retributivi e nuove regole, evidente che la materia presenti numerose falle. Per esempio in sede di licenziamento, mentre per le altre categorie di lavoratori ci vuole una giusta causa, cioè delle motivazioni valide e rese per iscritto, per la badante no. In questi casi serve solo il preavviso o in mancanza di questo, bisogna erogare al lavoratore un risarcimento di mancato preavviso in busta paga. Per rapporti di lavoro sopra le 24 ore a settimana il preavviso è di 15 giorni [VIDEO]per lavoratori fino a 5 anni di lavoro con lo stesso datore di lavoro o di un mese per periodi più lunghi. Per rapporti di lavoro più corti, sotto le 24 ore a settimana bastano 8 giorni se il lavoratore è assunto da due anni o 15 giorni se risulta al lavoro da più tempo. Nel periodo di preavviso va pagato comunque lo stipendio. Evidente l’importanza dell’anzianità in servizio del lavoratore che nello specifico darebbe diritto allo stesso di vedersi aumentare lo stipendio per i comuni scatti di anzianità. Gli scatti sono biennali e maturano dal 1° giorno del mese successivo nel quale si completano i 2 anni di attività con lo stesso datore di lavoro. Una badante assunta nel novembre 2015 quindi, dovrebbe salire di retribuzione dal prossimo primo di dicembre. L’aumento è pari al 4% dello stipendio minimo previsto in base all’inquadramento avuto nel contratto come riporta il testo del CCNL di categoria. Va ricordato infine che gli scatti spettano a prescindere dal livello di inquadramento, nessuna lavoratrice o lavoratore escluso. #lavoro 2017