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In tema riforma #Pensioni 2017 la discussione più accesa è relativa all'età pensionabile che, attraverso il meccanismo dell'#aspettativa di vita, dovrebbe aumentare in maniera automatica. Dal 2019, infatti, sarebbe previsto un incremento per l'uscita a 67 anni. Ciò, ovviamente sta suscitando numerose polemiche nei tavoli di confronto tra #Governo e sindacati, coi primi che avrebbero proposto di esentare determinate categorie da questo aumento [VIDEO], e i secondi che ritengono questa ipotesi non sufficientemente adeguata.

Riforma pensioni: proposto un calcolo soft dell'età da parte del Governo?

Ecco perché, siccome restano ancora distanti le due parti, sembra che il Governo abbia fatto un'ulteriore apertura sulla possibilità di modificare i meccanismi per calcolare l'aspettativa di vita.

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Come già detto nei giorni scorsi, le categorie che potrebbero essere escluse dall'incremento sono 15 in tutto, le undici già previste all'interno dell'APE sociale [VIDEO] più le categorie degli agricoli, siderurgici, marittimi e pescatori. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa, però, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti avrebbe dichiarato che sono stati introdotti ulteriori elementi di novità e che il confronto tra Governo e sindacati sia assolutamente positivo.

L'esecutivo, infatti, avrebbe accettato di ascoltare le proposte dei sindacati e di verificarle in vista del prossimo incontro di lunedì, quello decisivo per la riforma pensioni. Intanto, nella giornata di ieri, è stato spiegato che potrebbe cambiare la modalità di calcolo a partire dal 2021 sull'aspettative di vita, passando a calcolare il tutto non più su tre anni, ma verificando le variazioni della speranza di vita sulla base di due anni.

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Riforma pensioni: ecco cosa accade in caso di aumento o abbassamento dell'aspettativa

In più, potrebbero essere tenute in considerazione anche gli eventuali cali dell'aspettativa di vita, elemento che fino ad oggi la legge non aveva previsto. Chissà come mai. La soluzione che è stata proposta dal Governo, però, non convince i sindacati, dal momento che non ci sarebbe mai una riduzione dell'età, ma solamente uno stop dello scatto in avanti. In sostanza, l'età per uscire dal mondo del lavoro verrebbe calcolata considerando la media del biennio tra il 2018 e il 2019 confrontata con i due anni precedenti. Se l'aspettativa di vita dovesse aumentare, aumenterebbe anche l'età di pensionamento dal 2021-2022. Se l'aspettativa dovesse scendere, questo non porterebbe ad una diminuzione dell'età pensionabile ma verrebbe scalato nella verifica relativa ai due anni successivi (2023-2024).

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