Come hanno rimarcato molti esponenti politici della maggioranza gli occupati, quest'anno, hanno raggiunto un livello mai visto da 40 anni a questa parte. In termini assoluti stiamo parlando di quasi 18 milioni di lavoratori, di cui ben 15 milioni a tempo indeterminato. D'altra parte però, la crescita economica sembra a dir poco andare a rilento. Questo dipende, in gran parte, dalla produttività che rimane molto bassa, soprattutto se calcolata sia per addetto che per unità di prodotto. Nello stesso tempo, le retribuzioni non crescono e si allargano le fasce della popolazione che vivono poco sopra la soglia di povertà o in povertà assoluta.

Perciò dato che l'aumento dell'occupazione non si traduce in un miglioramento generalizzato a livello di sistema - Paese, è lecito chiedersi il perché di questa situazione. Vediamo di andare un po' più in fondo alla questione e di far emergere le vere ragioni che stanno dietro questo aumento.

Il ruolo degli incentivi all'occupazione

Secondo l'opinione di un anonimo economista italiano che lavora alla bce e che il Business Insider ha intervistato, l'attuale crescita occupazionale sarebbe, di fatto, una crescita drogata. E la droga sarebbero, proprio, gli incentivi alla decontribuzione erogati dal precedente e dall'attuale Governo. A riprova di quanto afferma, l'anonimo economista cita la sorprendente impennata del dato occupazionale di dicembre 2017, proprio in coincidenza con il termine degli incentivi alle assunzioni.

L'inversione rispetto al ciclo economico

L'anonimo economista, poi, non sarebbe l'unico ad avallare questa interpretazione dei dati. Anche secondo Giuseppe De Blasio, responsabile dell'Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, la straordinaria crescita occupazionale registrata nell'ultima legislatura in Italia è estremamente in controtendenza rispetto alle normali dinamiche dei cicli economici.

Infatti, di solito, il ciclo economico innesca la marcia della crescita economica che, progressivamente, si diffonde coinvolgendo tutti o la maggior parte dei settori produttivi e, solo successivamente, influenza il mercato del lavoro e, quindi, l'occupazione. In Italia, invece, è avvenuto il contrario, prima è cresciuta l'occupazione e poi il Pil.

E questa crescita del Pil non è stata determinata da un aumento della domanda interna, cioè dei consumi degli italiani che, data l'incertezza economica hanno preferito rimanere formichine. Ma la crescita è stata frutto, essenzialmente, delle esportazioni.

Per di più, anche se c'è stato un timido tentativo di introdurre il tema dell'abbattimento del cuneo fiscale la scorsa primavera ad opera del Ministro Pier Carlo Padoan, cosa che, sicuramente, avrebbe incentivato gli investimenti non solo nazionali, non se ne è fatto più nulla. Come risultato gli incentivi a pioggia hanno avuto l'effetto di deprimere la crescita economica che con una politica più lungimirante e di ampio respiro sarebbe potuta essere più solida e consistente. Anche se da un punto di vista elettorale, quegli stessi incentivi hanno funzionato benissimo.