Il Dicastero dell'Ambiente ha espresso una valutazione positiva di impatto ambientale relativamente al progetto presentato dalla statunitense Global Med, per setacciare il fondale marino alla ricerca di #petrolio al largo delle coste salentine. La tecnica con la quale dovrebbe avvenire l'ispezione è quella dell'air gun, vale a dire cannoni ad aria compressa che, generando onde sismiche sottomarine, scandagliano i fondali e ricevono le informazione con appositi rilevatori sonori.

Alla ricerca di petrolio, da Otranto a Gallipoli

Come è possibile leggere nel decreto del Ministero dell'Ambiente del 31 agosto, l'americana Global Med ha ottenuto l'ok sulla compatibilità ambientale per l'indagine sismica nelle acque di fronte alla penisola salentina, in un'area di circa 750 chilometri quadrati, oltre le 12 miglia di interdizione.

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I comuni interessati sono tutti quelli costieri da Otranto a Gallipoli, passando per Tricase, Castrignano del Capo e Ugento.

La durata dell'attività di ricerca dell'azienda americana facente capo a Randall C. Thompson, dovrebbe essere di solo 36 ore e, se dovessero rendersi necessarie ulteriori indagini, sarà necessario richiedere un nuovo studio ambientale.

Questo primo progetto approvato è il primo di un una serie di tre, che alla fine dovrebbero delineare un'ampia zona a sud di Leuca nella quale ricercare la presenza di oli combustibili. A quel punto entrerebbero in gioco le multinazionali delle estrazioni che farebbero a gara per accaparrarsi le concessioni petrolifere.

Il territorio è contrario alle estrazioni

Ma nel Salento non ci stanno: intanto la tecnica dell'air gun, secondo alcuni, non sarebbe compatibile con i numerosi residuati bellici inesplosi presenti sui fondali marini, e poi un territorio che vive di turismo non vuole prestare il fianco ad attività ritenute pericolose per l'intero ecosistema marino.

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Senza contare che la zona in questione è popolata da specie protette come la foca monaca e la tartaruga caretta caretta.

Il territorio salentino quindi affila le armi e si prepara ad una nuova fronte, oltre quello, ancora aperto, contro la TAP. Il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone scarica le responsabilità sulla Regione che non sarebbe stata in grado di intercedere con il Governo su quelle che erano le precise volontà, già manifestate la scorsa estate, di istituzioni e cittadini. Se necessario, chiude Gabellone: "...siamo pronti anche a rivolgerci alla Corte di giustizia europea".

Nel Salento ci si prepara ad un caldo autunno. #Inquinamento #mare