"Furbetti del cartellino" al Comune di Pompei. Lotta senza quartiere all'#assenteismo. Sarebbero stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari a dodici dipendenti. Ma ci sarebbero altre ventotto persone iscritte nel registro degli indagati; anch'esse potrebbero ricevere a breve la comunicazione.

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L'inchiesta giudiziaria è partita qualche anno fa. Nella mattinata del 26 giugno 2015 era scattato un blitz a palazzo De Fusco, a seguito di una denuncia anonima.

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Un'azione congiunta, che vide impegnati gli agenti di pubblica sicurezza del commissariato di #pompei, i poliziotti della Digos, quelli della Squadra Mobile e alcune pattuglie del Reparto prevenzione crimine. In quell'occasione, furono effettuati controlli a tappeto e portati via diversi faldoni.

I poliziotti sequestrarono i documenti contenenti le informazioni degli orari in entrata e in uscita dei dipendenti comunali. Tutto, allo scopo di verificare se le assenze dal posto di lavoro fossero giustificate o meno oppure coperte da permessi.

A dare l'input alle indagini è stata una denuncia anonima, sporta da un cittadino che si era recato più volte presso uno degli uffici comunali per sbrigare una pratica e non aveva mai trovato l'impiegato addetto. Per questo motivo, l'uomo aveva deciso di recarsi al commissariato di pubblica sicurezza di via Sacra e di denunciare i fatti. Il caso pompeiano, purtroppo, è soltanto uno dei tanti.

La cronaca nazionale è ricca di dipendenti pubblici che, pur avendo la fortuna di avere un posto di lavoro in un momento storico in cui la crisi morde, mettono in atto comportamenti che danneggiano i principi di efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione, contenuti nell'art.

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97 della costituzione italiana.

Sorprende, inoltre, il continuo ripetersi di casi simili in barba ad una normativa che è diventata ancora più stringente. Si pensi al decreto legislativo n.116/2016, la cosiddetta Riforma Madia o Decreto Assenteisti, che prevede il licenziamento per direttissima per chi falsifica la presenza. #riforma madia