Si tratta di una sorta di rituale avente lo scopo di indurre al suicidio. Ecco spiegate le ragioni del termine 'Blue Whale': il 'gioco' viene comunemente associato allo spiaggiamento dei cetacei che, lasciandosi andare a riva, trovano, purtroppo, la morte. Le principali 'vittime' di questo rituale sono soprattutto i giovani e gli adolescenti, in particolar modo chi presenta uno stato psicologico piuttosto debole, introverso e con tendenza alla depressione.
Lo svolgimento di questo 'gioco rituale' è letteralmente agghiacciante. Le 'vittime' vengono adescate soprattutto sui social network da profili falsi o anonimi e, una volta individuato un potenziale partecipante, gli viene proposta una sfida che si articola in 50 prove. Uno degli aspetti più inquietanti del 'gioco' è rappresentato dal fatto che chi accetta la sfida non potrà più ritirarsi dal gioco, pena minacce di ritorsione nei suoi confronti o nei confronti dei suoi familiari.

Le prove vengono, man mano, proposte da un 'curatore', il quale si accerterà che la 'vittima' vada ad eseguire i suoi comandi: si va dagli atti di autolesionismo, come il procurarsi delle incisioni sulla pelle, sino a scattare selfie in situazioni di estremo pericolo oppure il modificare i propri orari di sonno per guardare pellicole horror particolarmente cruente e sataniche. Non mancano nemmeno gli atti crudeli come quello di uccidere animali per il semplice gusto di immortalare il disumano gesto con una foto. Il fattore pericolosità aumenta col passar del tempo e lo stesso finisce per influire sull'aspetto psicologico del giocatore che ne risulterà, a tutti gli effetti, plagiato.

Il 'blue whale' si conclude sempre con la prova più estrema, quella che riguarda l'istigazione al suicidio: infatti, verrà chiesto alla povera vittima di buttarsi dall'alto del palazzo della città. L'epilogo del truce ed assurdo rituale viene filmato come 'testimonianza' dell'avvenuta conclusione della prova.