Gabriel Garko, all'anagrafe Dario Gabriel Oliviero, è nato a Torino il 12 luglio 1972 da padre veneto e da madre siciliana. Il nome d'arte 'Garko' sembra sia stato ispirato dal cognome della mamma, Garchio. Considerato come uno dei 'belli' del cinema e della televisione italiana, Gabriel Garko è alto 1 metro e 92. La sua carriera inizia nel lontano 1990 dove il giovane Dario Oliviero vince il titolo di Mister Settimo Torinese, concorso che l'anno successivo lo porterà a vincere il titolo de Il più bello d'Italia, concorso allora gestito, tra gli altri, da Lele Mora.

Attore di cinema e televisione, è noto soprattutto al grande pubblico delle fiction. Ha iniziato la propria carriera alla fine degli anni novanta ma il grande successo e la notorietà è arrivata nel 2006 grazie all'exploit della fiction televisiva 'L'onore e il rispetto' dove Garko interpreta il ruolo di un boss mafioso, Tonio Fortebracci: la prima serie ottiene un vero e proprio record negli ascolti TV, replicato dalle quattro stagioni successive.
Il nome di Gabriel Garko, comunque, è legato anche ad altre fiction televisive come 'Il peccato e la vergogna' (fiction che lo vede protagonista al fianco di Manuela Arcuri), 'Rodolfo Valentino' (con Asia Argento e Giuliana De Sio) e 'Non è stato mio figlio' (con Stefania Sandrelli). Tra le interpretazioni cinematografiche, merita, invece, menzione il ruolo interpretato nel film di Leonardo Pieraccioni, 'Una moglie bellissima', datato 2007. In televisione, ricordiamo anche la sua partecipazione al Festival di Sanremo del 2016: Gabriel Garko, in quell'occasione, affiancò il presentatore Carlo Conti (insieme a Madalina Ghenea e Virginia Raffaele) nella conduzione della sessantaseiesima edizione della più importante rassegna canora nazionale. Tra l'altro, proprio in quell'occasione, Garko fu vittima di un incidente accaduto in una villa che lo aveva ospitato per le prove: l'attore rimase ferito da uno scoppio improvviso avvenuto nella casa. Attualmente, Gabriel Garko è fidanzato con Adua Del Vesco, nome d'arte di Rosalinda Cannavò.