La mia camicia è nell'armadio, ancora macchiata di sangue. Ehi! Niente paura: non sono un serial - killer, la camicia è azzurra e il sangue, che purtroppo non è stato possibile mandar via dopo innumerevoli lavaggi, è quello di qualche graffietto che mi son procurato cadendo tra i rovi, camminando tra i monti, insieme ai ragazzi. Sì, sono un capo scout. Uno di quelli che non ha avuto la fortuna, la possibilità, l'occasione di essere con loro a San Rossore, presso Pisa, dove oggi, domenica 10 agosto 2014, si conclude la Route Nazionale Agesci, alla quale partecipano anche molti dei ragazzi che ho seguito fino all'anno scorso.

Un evento storico per l'associazione, tant'è che si riesce ad organizzarla più o meno ogni trent'anni. Le cifre però sono sbalorditive: trentamila tra ragazzi e ragazze dai sedici ai ventuno anni, diecimila tende, sette chilometri di campo. Visite importanti, Renzi, anche se in forma privata, la Pinotti, la Boldrini, il cardinal Bagnasco che dice messa anche se, diciamocela tutta, si sperava tantissimo nella presenza di papa Francesco, caldamente invitato in precedenza.



Però così non è stato, ma per i trentamila provenienti da tutta Italia, chiamati a scrivere la "Carta del Coraggio" (parola, quest'ultima, che ha caratterizzato tutta la Route) dove duecento "alfieri", portavoce di circa cinquecento "gemellaggi" (gruppi di differente provenienza geografica che hanno vissuto insieme, camminando per strade, quartieri, sentieri, tratturi, tra i boschi, qualcuno in canoa, ovunque per l'Italia, i primi giorni, prima di arrivare a San Rossore) hanno composto il "Parlamentino" dove è stata materialmente redatta la "Carta" di cui sopra, contenente riflessioni e proposte consegnate poi sia alle Istituzioni sia alla Chiesa.

In sintesi, a quest'ultima, tra le altre cose è stato chiesto di adottare un linguaggio più vicino ai giovani per far sì che, chi vuole, possa avvicinarsi o riavvicinarsi, mentre alla politica - in estrema sintesi - è stata chiesta un po' più di coerenza e parecchio più … Coraggio.

Siamo nel XXI secolo avanzato, per cui anch'io, nonostante non ci fossi, ho potuto seguire - spesso anche in tempo reale - i lavori e le cerimonie più importanti, così come lo spettacolo di sabato sera, degno di un concerto rock.

Perché i social - network in questi giorni traboccavano di notizie, foto e video provenienti dalla "Città delle Tende", così come, soprattutto negli ultimi giorni, giornali e tv hanno aperto più "finestre" sull'evento. Così, grazie alla tecnologia proprio il Papa telefona ed esorta i giovani a "non andare mai in pensione". Urla da stadio accompagnano sia la sua voce sia quanto dice, quindi in migliaia scandiscono il suo nome.

Tanti anni fa, insieme ad altri miei coetanei ora capi o comunque rimasti simpatizzanti dell'associazione o dello scoutismo in genere, sognavamo di poter far sapere, far vedere ciò che facevamo con i ragazzi, anzi, ciò che facevano i ragazzi, che "imparavano facendo".

Erano altri tempi, in cui gli sfottò nei nostri confronti si sprecavano, non si capiva bene cosa effettivamente stessimo facendo, ci si dava del "paramilitari" o del "baciapile" e nell'immaginario collettivo la figura del capo scout era quella della mirabile parodia di Alberto Sordi in pantaloncini e cappellone boero che insegue la bella di cui è innamorato gridandole dietro 'Signorina Margherita!'. Da tempo non è più così, ma com'è stato detto anche durante la stessa Route, da settembre l'Agesci non sarà più la stessa, non solo perché l'evento ha tracciato una sorta di spartiacque, come "sdoganando" le camicie azzurre nel tempo attuale, ma anche, se non soprattutto, perché quegli stessi ragazzi, quei trentamila, hanno già cominciato a scrivere il loro futuro. E anche il nostro.

Davide De Vita