Per la nascita del regno d'Italia, si tennero plebisciti locali di adesione. I revisionisti li definiscono truffe perché mancò il suffragio universale che, secondo loro, avrebbe dato la vittoria ai No. Ma era il 1860 e il concetto di voto universale si realizzò solo nel secolo XX. E comunque, in quei giorni, si viveva un entusiasmante consenso degli eventi in corso: non è credibile un'affermazione dei No in caso di voto per tutti. Altro argomento revisionista è la situazione economica del Regno delle Due Sicilie, presentato florido di industrie e di benessere diffuso con assenza di emigrazione.

Ma i revisionisti mancano di realismo storico.

L'economia

Una piccola presenza industriale c'era nelle Due Sicilie, ma realizzava nell'interesse della casa regnante. Esistevano il complesso siderurgico della Mongiana, che operava soprattutto nella produzione militare e i cantieri navali napoletani che vararono molte navi da guerra. Segno che i Borbone si sentissero in pericolo: le frequenti cospirazioni liberali e insurrezioni popolari facevano sì che l'esercito fosse armato e addestrato soprattutto per l'ordine pubblico interno. L'Armata di Mare proteggeva le coste in caso di attacco e in particolare Napoli, per favorire la fuga dei Regnanti in treno.

La prima linea ferroviaria, tale per tutta la penisola, fu costruita per collegare la reggia di Napoli con quella di Portici.

Poi si prolungò per collegarsi con la reggia di Caserta (ancora oggi la stazione FS è di fronte al Palazzo Reale). Poi la linea ferroviaria proseguì, sempre a tutela dei Borbone, per la fortezza militare di Capua. L'analisi storica rileva che tutta l'Italia preunitaria non cresceva economicamente e socialmente da tre secoli.

C'erano vaste sacche di povertà in tutta la penisola, causate da una forte resistenza della classe dominante, che voleva continuare a mantenere un sistema economico sul tipo dell'ancien règime.

Le cose cambiarono poco con l'unità nazionale perché al nuovo Stato mancò proprio il Cavour e, dietro di lui, la classe dirigente necessaria per cambiare e far crescere il Paese in chiave moderna.

Bisognerà attendere la fine del secondo Ottocento per assistere ad un'inversione di tendenza, che investì maggiormente il Nord per ragioni geografiche: la forte presenza di cascate d'acqua favorì la costruzione di centrali idroelettriche e poi i vicini confini europei. La mancata riforma sociale che i contadini meridionali si aspettavano con l'arrivo di Garibaldi, si trasformò presto in rabbia violenta, che arricchì il già presente brigantaggio. Fu così che i legittimisti borbonici si servirono dei briganti, nel tentativo di restaurare il regno delle Due Sicilie.

Il giovane regno d'Italia tentò di risolvere il problema con l'unico strumento di quei tempi: il nuovo esercito italiano, nel quale erano già confluiti gran parte degli ufficiali borbonici e buona parte dei soldati.

Il lager di Fenestrelle si è dimostrato una bufala. Ne scaturì un conflitto fratricida che alla fine vide sconfitti i briganti, ma non ci fu nessun genocidio da 1mln di morti. L'emigrazione fu assente in tutta Italia sino alla metà del XIX secolo, perché nessun Stato preunitario aveva fatto politica territoriale espansionistica come Francia, Inghilterra e Spagna. Le nuove terre furono meta per gli emigranti europei, ma non per gli Italiani preunitari che non avevano colonie in cui emigrare. Poi la nuova era industriale cambiò tutto e spinse gli italiani ad emigrare, anche oltre oceano.