La maternità surrogata, meglio conosciuta come “utero in affitto” è il ruolo che nella fecondazione assistita assume la madre, ossia la donna che provvede al parto del bambino per conto di un'altra persona.

Una pratica che in molti Stati è considerata illegale, tra questi troviamo: il Regno Unito e la nostra Italia.

In molti altri Stati, è però ritenuta legale, come ad esempio in India, in Russia, in Ucraina ed in buona parte degli Stati Uniti, con la maternità surrogata che è legale in 8 stati. Ma davvero una madre può privarsi dopo nove mesi del proprio figlio come se niente fosse?

Alcuni motivi per considerarla una pratica detestabile

L'utero in affitto può essere considerata una pratica da condannare per alcune ragioni:

  • in primo luogo permette a chi ha delle possibilità economiche di approfittarsi di donne meno facoltose;

  • in secondo luogo, considera il corpo della donna come una merce, così come merce è considerato il bambino appena nato;

  • infine, porta con sè una deriva eugenetica, con i futuri bambini che potrebbero essere assemblati come macchine, scegliendone il colore dei capelli, il taglio degli occhi.

Tre semplici considerazioni, che dimostrano la necessità di intervenire in maniera chiara in merito alla discussione di queste ore. Già il termine “utero in affitto” è deplorevole, come se si trattasse di un monolocale a basso costo in pieno centro cittadino. Inoltre, il bambino una volta concepito dovrà essere educato ed accudito quotidianamente.

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La distinzione tra unioni civili ed utero in affitto

In questi giorni, la polemica sull'utero in affitto è diventata ancora più pesante, soprattutto dopo che Nichi Vendola è diventato padre proprio grazie a questa tecnica. Su di lui si sono scagliate le polemiche, a partire da Vittorio Sgarbi, che sul suo profilo facebook ha duramente attaccato:” Non può essere, quello nato, il figlio di Vendola. Dal c*** non esce niente. Quel bambino è una persona che si sono costruiti a tavolino, un peluche”.

Va inoltre fatta una distinzione tra unioni civili ed utero in affitto.

Le prime sono quelle forme di convivenza tra due persone che non accedono all'istituto del matrimonio, ed è probabilmente giusto che vedano riconosciuti tutti i loro diritti, come sta accadendo in queste ore con la discussione sul cosiddetto ddl Cirinnà. La questione diventa più complicata quando si parla di utero in affitto, che per le ragioni ampiamente spiegate in precedenza è da considerarsi una pratica da censurare.

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#Salute bambini #maternità