Un po' come Sanremo. Certo, c'è grande differenza tra coppie come Giulia Luzi & Raige ed Emma Stone & Ryan Gosling....beh, ognuno ha ciò che si merita. Gli "Oscars" o, per meglio dire, gli "Academy Awards", sono il momento più atteso dai cinefili di tutto il mondo. Sì, più dei "Golden Globes". Gli Oscar sono entrati nell'immaginario collettivo di ognuno di noi; chi non ha mai fatto la battutona all'amico esibizionista: "se...mo' te danno un Oscar". Gli Oscar fanno parte di noi, e anche il migliore ingegnere aerospaziale sogna di riceverne uno.

Una manifestazione così popolare e scintillante sembra, però, farci riflettere anche sulla realtà. Sì, ti fa sognare, ti fa fare grandi discorsi con la boccetta dello shampoo quando stai nella doccia (come ha anche raccontato Kate Winslet durante il suo discorso nel 2009), ma allo stesso tempo ti riporta alla realtà. Non solo perché guardi le scarpe di Charlize Theron e poi ti guardi le pantofolone con la faccia da scimmia pelosa, ma anche per altri motivi.

Il Cinema del "Reale" e il Cinema da "Sogno"

Il cinema si nutre della realtà e questo è quasi innegabile. Non si contano i film che prendono ispirazione dalla verità - "tratto da una storia vera" -. Alle persone piace vedere la vita, quella vera, conoscerla nelle sue forme più diverse. E' vero, ultimamente, agli spettatori piace anche sognare, diventare folli e incoscienti. Ed ecco che arrivano film come "#La La Land" (D. Chazelle, 2016). Capolavoro di tecnica, che forse manca un po' di solidità. Tutti sperano che vinca e "pam", arriva la gaffe. Per qualche minuto "La La Land" è stato vincitore dell'Oscar come miglior film durante la cerimonia del 26 febbraio 2017.

Il vero vincitore, come è stato annunciato correggendo l'errore, è, però, il film "#moonlight" (B. Jenkins, 2016), rivelazione dell'anno. "Moonlight" non è di certo uno di quei film che ti fanno stare seduto comodamente in poltrona o canticchiare. La bellezza delle musiche e delle immagini si scontra con la narrazione del "reale"; un racconto duro e in alcune fasi molto violento della società americana. E' la storia di una comunità, quella afroamericana, ma è soprattutto la storia di un uomo che cerca di accettare sé stesso.

Perché gli Oscar parlano "politichese"

Non è la prima volta che un film vincitore di un grande riconoscimento cinematografico, riveste anche una funzione "sociale". Era stato così anche per la "Vie D'Adele" (A. Kechiche, 2013) vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes del 2013. Il film si era inserito perfettamente nel dibattito politico francese sulle unioni civili e i diritti delle coppie omosessuali.

Hollywood ha preso più volte posizioni esplicitamente polemiche nei confronti del nuovo presidente Trump. La cerimonia degli Oscar è stata l'apoteosi di un percorso che era ufficialmente cominciato con il discorso pronunciato da Meryl Streep ai Golden Globes. L'assenza polemica di Farhadi, regista vincitore del premio come miglior film straniero ("Il Cliente") è stata la conferma di questi sentimenti.

E l'Italia?

Come si inserisce il cinema italiano in tutto questo? Beh, non è un caso che l'unico film italiano agli Oscar è stato "Fuocoammare" (G. Rosi, 2016). Quest'ultimo è, infatti, sembrato il film più "coraggioso" prodotto nel nostro Paese negli ultimi tempi. Affronta il tema che, forse più di tutti, ha caratterizzato il nostro dibattito politico, ovvero l'immigrazione. Inoltre, lo fa con poesia e coraggio, perché non bisogna dimenticare che il cinema è arte ed essendo arte è anche "artifizio". Forse anche noi italiani dovremmo farci un esame di coscienza. Non possiamo essere il paese in cui l'unico film che sembra far riflettere è "Perfetti Sconosciuti" (P. Genovesi, 2016). Noi siamo fiduciosi, e speriamo che i nostri cineasti tornino a sfornare grandi capolavori e che anche la nostra industria culturale possa alzare la voce contro gli abusi e le ingiustizie della nostra società. Voi cosa ne pensate? #oscar2017