E’ forse difficile da credere per alcuni ma esiste ancora democrazia in Italia, e la rappresentazione migliore di questa la fanno tutte e tutti che si vedono “costretti” convintamente a dire no. La democrazia, letteralmente potere del popolo, è una struttura che per la sua impraticabilità in una forma pura, è traslata nella rappresentazione del popolo attraverso un mandato.

Gli enormi stati nazione, non governabili da assemblee cittadine come fossero comunità minori, scelgono quindi che degli eletti possano portare la voce di chi li ha votati in seno ai processi decisionali. Esiste la possibilità che un eletto possa poi non seguire le linee promesse per raccogliere sostegni, oppure che si dissoci dalle indicazioni di correnti o partiti di cui fa parte e voti in base alla propria libertà individuale e politica.

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E trovo che sia giusto come principio, innegabile. Non posso andare contro me stesso e ciò in cui credo.

Peccato che esiste anche un mandato concesso a un politico, il quale può scegliere se essere uomo di potere e conservare la poltrona tradendo il motivo della sua elezione, oppure rimanere coerente e sapere che se devia non ha più senso la sua #rappresentanza legata ad un’idea votata. Ma l’etica in politica è divenuta un oggetto misterioso, e non mi soffermo qui a parlarne come meglio tanti hanno fatto e fanno. Indubbio, però, è che se io voto A perché lui promette X, ma poi a fa Y, io possa contestarlo. E soprattutto, è essenziale che la democrazia non sia negata. Se A sul territorio dove vivono centinaia di migliaia di persone vuole fare Y e la comunità che lo vive, abita e anima non lo accetta, non può non tenerne conto.

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Non è difficile immaginare in queste condizioni quanto si alimenti poi esasperazione, lontananza dalla politica e non rappresentanza. Un conto è un dialogo fra parti in cui si tenga conto delle diversità, un conto è un’ostentata testardaggine che segue gli interessi di pochi voluti da nessuno.

Lo stupro di un territorio è oggi il caso più emblematico e potente che l’Italia sta conoscendo, e che riesce a sollevare una coscienza ancora non del tutto indifferente. Questo probabilmente avviene da un lato per la rinnovata sensibilità ai temi ambientali, dall’altro perché la cittadinanza accresce le sue forme di autorappresentazione vista la distanza della politica istituzionale.

Ecco, questo spazio di democrazia in Italia viene insultato e svuotato, viene minato, strumentalizzato. Non si può sempre ridurre una questione di vite, di spazi, di tessuti sociali, di volontà e desideri, di futuri in ballo a un teatrino di equilibrismo che dipinga frattaglie di società marginale. Perché a volte non è così, ed è difficile constatarlo se il potere detiene stampa e media a raccontare solo o quasi la loro versione.

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NO TAV, NO TAP, NO MUOS…..NO democ razia!

La vera incognita è come la democrazia sostanziale possa vincere su quella formale che in realtà è un oligarchia concertativa. E la risposta la si trova nella resistenza. Una resistenza che oggi ha cambiato forme col cambiare dei tempi, ma che non si discosta da quella che rese l’Italia un paese costituzionalmente eccezionale sulla carta.

Oggi si prova a combattere sulle barricate a prezzi salatissimi di denunce e sgomberi, di infamanti accuse e false e svilenti ricostruzioni. Lo si fa provando a non far morire gli ultimi pezzi di informazione ben fatta, che non risponda solo a soldi e finanziamenti. Lo si fa non abbandonando il territorio o la comunità, ricordando che le persone sono la base di qualunque apparato sociale.

In Sicilia il movimento No Muos si opponeva all’installazione di parabole e basi per apparecchi satellitari, perché diversi pareri contrastanti e controversi davano pieno titolo a studi che ne rilevavano i danni per la salute. L’eternit nel Monferrato, così come la Terra dei Fuochi nel campano, così come i fumi dell’Ilva nel tarantino aiutino a riflettere. Quando una cosa si fa, se ha un’utilità, va fatto ma senza che i suoi danni superino i benefici. Non si può ignorare la vita di persone solo perché non siamo noi e ci vivono a centinaia di chilometri, perché il nostro paese dimostra che nessuna zona è salva dal deturpamento.

L’utilità di un progetto va valutata in tanti suoi aspetti, come la Costituzione vorrebbe: economici e di lungo termine, ambientali, sociali. Sociali in italiano, lingua della Costituzione, vuol dire della società, che attengono ad essa. Quindi, teoricamente, se il progetto inficia la salute di tantissimi la sua utilità viene meno e non può avere necessità d esistere. L’Ilva per come è sempre stata non può esistere, o smette di essere un concentrato di tossicità e malaffare e cambia, oppure non deve permanere.

Il gasdotto TAP in Salento, una terra meravigliosa porterebbe gas dall’est Europa per alcuni anni, stimati per alcuni in cinque e per altri in dieci, con una devastazione paesaggistica in atto senza precedenti, nonostante la ferma contrarietà di chi lì ci vive ogni giorno. Forse sarebbe più saggio investire in energie rinnovabili, più pulite e durature? Sia ben chiaro, che per quanto un popolo ormai dormiente, gli italiani non sono stupidi. Si provi a chiedere a chiunque se c’è esitazione fra la scelta della TAP o di pannelli solari, pale eoliche o altre forme di energia green. Io non sono un sondaggista né un analista politologo, ma credo che l’esito sarebbe scontato.

Solo l’erosione dei media e la mistificazione dei costi ed effetti legati a benefici o danni possono minare certi processi. Purtroppo, chi vive direttamente la condizione di subire un sopruso non si arrende, mentre il resto delle persone dimenticano presto e seguono ciò che gli viene spesso presentato. Il movimento NO TAV è un esempio di cittadinanza che nei propri territori è forte e radicata, non solo a livello movimentista e di attivazione e partecipazione, ma anche a livello numerico molti comuni si sono da sempre opposti ad un’opera inutile e non necessaria. L’infamia della politica e dei media è l’isolamento che si vuole creare attorno ad una comunità forte e resistente, additandola prima come retrograda e reticente al progresso, poi come violenta, poi come antidemocratica. Io non ho mai sentito il pronunciamento di un referendum sulla TAV. Anche se poi a poco serve se i referendum fanno la fine di quello che fu vinto nel 2010 per non privatizzare la gestione dell’acqua. Ecco, l’evasione della democrazia è concentrata in quell’ormai dimenticato precedente giuridico pesantissimo. Da fuorilegge sulla carta, perché ad oggi non rispettato tante e troppe volte.

Ora, ci sarà qualcuno che griderà che le opere servono. Ecco, a loro mi sento di rispondere che siamo d’accordo, le opere servono. Ma servono se sono utili al progresso, funzionali al sistema, non dannose alla società, non legate e vincolate al malaffare e alle mafie, non schiave di lottizzazioni partitiche sugli appalti. E soprattutto, non peggiorative delle condizioni di vita dei cittadini e delle cittadine che abitano e sono questo paese. La democrazia è una parola greca oggi svuotata di significato, è dal basso che la democrazia deve attingere, dalle persone e dalle comunità se non vuole sancire un suicidio già avviato.