La La Land è uno di quei film il cui successo ha travolto gli spettatori prima che potessero vederlo, godendo di altissime aspettative e caratterizzato da una celata ambizione, la stessa che gli si è ritorta contro durante l’infelice esperienza della notte degli Oscar. Nonostante si sia portato a casa un numero considerevole di statuine, coronando l’impresa iniziata con i Golden Globes, #La La Land ha letteralmente sfiorato quella più importante. È quasi impressionante come la storia stessa della pellicola rispecchi quella dei protagonisti, ambiziosi, genuini, passionali ma che raggiungono in qualche modo il successo attraverso il fallimento più grande, quello amoroso.

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Se il film meritasse effettivamente l’ultima agognata statuina non si può dire, è probabile. Nulla da dire alla fotografia e alla scenografia, valorizzate dalla colonna sonora davvero gradevole ed emozionante (d’altronde si parla pur sempre di ‘musical’). Dal punto di vista cinematografico il film è intoccabile. Il regista Damien #chazelle si è dimostrato capace di confezionare una perla del #Cinema citazionista. Nonostante la giovane età Chazelle si è rivelato esperto cinefilo nell’ambito del cinema classico hollywoodiano e non solo. Non estraneo alla trattazione di temi come il perseguimento dei propri sogni, musicali in particolare (il regista è lo stesso di Whiplash), ha saputo trasporre nuovamente sul grande schermo l’impegno e la dedizione. Le citazioni presenti nel film, partendo dalle citazioni puramente verbali e dalla vista di locandine dei film del passato, passando per le singole inquadrature fino ad arrivare a intere scene, riportano alla mente grandi classici come Susanna!, Casablanca, Singin’ in the rain, West Side Story, Gioventù Bruciata, l’italiano 8 e ½ di Fellini, i più recenti Grease e Moulin Rouge e forse più alla lontana Cafè Society di Woody Allen.

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Un film nostalgico, cinematograficamente parlando, ma al tempo stesso originale e carismatico. Se dal punto di vista cinematografico la pellicola è in qualche modo schermata da critiche, non si può dire lo stesso sul piano dei contenuti. La pecca del film è quella di riproporre, come alle origini, una sorta di american dream individualista in modo contraddittorio, esattamente come può considerarsi contraddittorio il cinema classico hollywoodiano. Ora come allora le intenzioni sono quelle di rassicurare, di proporre allo spettatore un finale che sia ‘lieto’, che non lasci l’amaro in bocca (qui c’è l’emancipazione di Chazelle dalle sue stesse citazioni). Ma la rassicurazione passa inevitabilmente dall’illusione. Durante l’intera pellicola si ha la sensazione di danzare sulle nuvole, proprio come i protagonisti, di vivere in un mondo in cui è possibile perseguire i propri sogni e immergersi allo stesso tempo nella più intensa esperienza amorosa. Per seguire i propri sogni non si deve far altro che 'aspettare qualcuno nella folla e farsi trovare, così che ci porti dove dobbiamo arrivare'.

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Come se il sogno non fosse qualcosa da perseguire, ma al contrario da vivere passivamente. La direzione cambia lievemente nel corso della storia, senza però discostarsi troppo dal modello del 'sogno americano'. Solo verso la fine lo spettatore viene brutalmente riportato con i piedi per terra, in una realtà che è tutto fuorché hollywoodiana.

A cambiare le cose interviene la famosa scena finale 'immaginaria' di prima, di come sarebbe andata se le cose avessero preso una piega diversa, che può trasformare il film da elogio delle occasioni perse (quelle relazionali, non relative al successo) ad occasione di riflessione. Il film è nutrito dall’inizio alla fine da una profonda dialettica tra realtà e illusione, spontaneità e recitazione, veglia e sogno. Quella scena ci mostra come i protagonisti avrebbero comunque raggiunto i propri sogni insieme, finendo in un sorriso reciproco. Se quel sorriso sia dovuto alla consapevolezza che non sarebbe potuta andare altrimenti o sia stato ispirato dall’ipotesi che sarebbe stato possibile oltrepassare la liquidità del nostro tempo non ci è dato saperlo, così come non si può sapere se i sogni dei protagonisti fossero quelli effettivamente realizzati o quelli che avrebbero potuto costruire insieme. Quale la realtà, quale l’illusione? La risposta non è fornita nel film e sta allo spettatore dire se prevalga la liquidità della vita o se i sogni siano davvero condivisibili. Durante la riflessione non rimane che 'brindare ai sognatori, per quanto folli possano sembrare, ai cuori che soffrono e ai disastri che combiniamo'.