Esiste ancora una #sinistra in italia? Una miriade di sigle e movimenti che, nonostante una storia condivisa, continuano a restare divisi, quasi competitor. Il comune denominatore sono gli ideali che potrebbero tenerli insieme e nuove forme di lotta per unire ancora la classe operaia e i precari ad un partito unico, di nuovo capace di rappresentare le istanze della propria base e riappropriarsi del concetto stesso di sinistra.

Identikit di partito

Un partito politico è un contenitore dove portare idee e confrontarle. Un laboratorio dove è possibile svilupparle, farle crescere e, con l'impegno di tutti, farle diventare realtà.

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La storia comune condivisa, gli ideali di libertà, uguaglianza e giustizia sociale sono il collante che da sempre ci tiene uniti e porta avanti le nostre lotte per i diritti di tutti e, soprattutto, dei più deboli, quelli che per sfortuna o volontà altrui sono rimasti indietro.

Sinistra e storia

Se guardiamo alla nostra storia, quella di un #partito comunista Italiano tra i più forti d'Europa nel dopoguerra, per forza di cose dobbiamo partire dalla lotta partigiana. La liberazione dal giogo autoritario era la scintilla per far nascere dalle macerie nazi-fasciste non solo un'Italia più giusta, ma anche un'Europa unita e mai più in guerra. La fase costituente, che con il suo slancio emotivo e passionale ha prodotto una delle migliori carte costituzionali al mondo, non è stata seguita dalle promesse di redistribuzione della terra ai contadini, dallo smantellamento del latifondo e di una piccola e scaltra elite che ha continuato a godere dei favori e delle commende in un clima di corruzione mai del tutto estirpato, neanche dopo Mani Pulite.

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Delusione e lotte

I vecchi compagni non hanno mai digerito il fatto che i loro padri abbiano cacciato dal paese Hitler e Mussolini per trovarsi poi sotto il controllo politico (guerra fredda) ed economico (Piano Marshall) del gigante americano. Ma questo non ha impedito di combattere le lotte degli anni 60' e 70'. L'esperienza del biennio rosso 68-69, l'eco della Primavera di Praga e della Sorbona di Parigi hanno saldato le lotte degli operai e degli studenti con gli ideali del Partito, che ne ha raccolto i frutti eccome. La sinergia con la classe operaia e il movimento studentesco ha portato al quasi sorpasso del '76. Appena abbiamo deciso di allontanarci dalla lotta di classe e seguire gli ideali (compromesso storico) di quei movimenti politici che fino a poco tempo prima combattevamo, abbiamo subito dolorose sconfitte, culminate con la batosta del '79, quando siamo ritornati indietro agli anni precedenti al biennio rosso.

Il "sorpasso"

L'ammissione di colpa e la lungimiranza politica di Enrico Berlinguer che nel frattempo ha di nuovo rinsaldato i legami, attraverso il rilancio della Questione Morale, con i rami tagliati in precedenza, ha portato al "sorpasso" del 1985.

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Il Partito è tornato nel suo alveo naturale, partecipa alle lotte di Mirafiori ed è presente nei consigli di fabbrica. Altra prova che il PCI, con l'appoggio degli operai, si avvicina molto alla DC e a volte la supera anche. Appena la sinistra si allontana dalla lotta di classe il prezzo da pagare è altissimo. Ne sa qualcosa l'allora segretario nazionale CGIL Luciano Lama che, nel 1977, intervenuto in una manifestazione studentesca, viene preso a bullonate e allontanato in malo modo.

La disfatta

Siamo sempre negli anni 80 quando, inermi, assistiamo allo smantellamento dei consigli di fabbrica e alla fine della lotta di classe contro il padrone. Lo sciopero dei 15 mila quadri dirigenziali Fiat contro gli operai ha un doppio significato: il partito è ormai fuori dai luoghi di lavoro dei proletari e i padroni si sono ripresi le loro fabbriche. Sarà l'addio per sempre ai diritti ottenuti dopo anni di lotte cruente. Gli operai non potranno più intervenire attivamente nella pianificazione dei cicli di produzione e nelle scelte attuate dal padrone. E come se non bastasse, ci facciamo letteralmente cadere addosso il muro di Berlino. Invece di analizzare il problema, facendo anche autocritica ma mantenendo intatti i valori comuni e la storia condivisa, scegliamo il metodo dell'espiazione, come se tutti i mali dell'ex Unione Sovietica fossero da addossare al PCI, mentre invece la storia è testimone che durante i fatti della Primavera di Praga il Partito sosteneva Dubcek e non Stalin, come non si perdeva occasione, Berlinguer lo fece anche durante un congresso del Pcus a Mosca, di sottolineare che il modello era quello di un comunismo dal volto umano, che avrebbe raggiunto il potere solo attraverso libere e pacifiche elezioni, come fece Salvador Allende in Cile.

Addio alla classe operaia

Inoltre incappiamo di nuovo nell'errore di sfidare l'avversario politico nel suo terreno, di cercare voti nel loro campo, il centro, quando invece corsi e ricorsi storici avrebbero dovuto insegnarci che non appena ci allontaniamo dalla nostra base, la stessa base ci punisce. Come spiegare altrimenti la sconfitta alle politiche del 94 della "Gioiosa macchina da guerra", di occhettiana memoria, messa in campo contro Berlusconi. Quando finalmente riusciamo ad arrivare al Governo arrivano anche le sorprese che non ti aspetti. Siamo già da un pezzo diventati centro-sinistra, abbiamo deciso di cavalcare la "Terza Via" di Tony Blair e Bill Clinton, che si dimostrerà un totale fallimento, assistiamo e in molti casi avalliamolo lo smantellamento dei diritti sociali e della classe operaia che nel frattempo, a Sesto San Giovanni vota Lega Nord.

Nell'ultimo ventennio, però, arriviamo alla vergogna assoluta, con l'abolizione dell'art 21 dello statuto dei lavoratori e con la legge 30 che di fatto mercifica e precarizza il lavoro. Tutto questo mentre sui balconi d'Italia ed Europa sventolavano le bandiere dell'arcobaleno e, non dimentichiamocelo, D'Alema mandava l'aviazione italiana a bombardare quella che allora si chiamava ancora Jugoslavia.

C'è una sinistra in Italia, è possibile darle anche un solo nome, basterebbe ricordarsi della storia comune condivisa, degli ideali sempre attuali e non tradire ancora la propria base.