Until Dawn: Rush of Blood è uno sparatutto in prima persona sviluppato da Supermassive Games, pensato ad hoc per catapultare il videogiocatore nel mondo di Until Dawn, grazie all'ausilio di PlayStation Vr. [VIDEO]

Chi acquista Rush of Blood nella speranza di trovarsi di fronte ad un sequel di Until Dawn rischia però di rimanere deluso. Il gioco è letteralmente uno shootter su binari, privo, quasi completamente di un rimando narrativo concreto. Il giocatore infatti si ritrova a riattraversare le ambientazioni del primo titolo, viste con gli occhi di un Josh vittima degli esperimenti dell'inquietante Dr.Hill. Il buon dottore, che veste anche i panni di guida giostraio, inietta nel collo del ragazzo una strana sostanza causa di un trip mentale, alla base dei sette livelli del gioco.

Tutto qua.

Qualcosa non va in Until Dawn: Rush of Blood

L'assenza di una trama portante è però l'ultimo dei problemi di Until Dawn: Rush of Blood. Dopo aver seguito Dottor Hill versione giostraio in un livello di allenamento, fatto di bersagli di legno e pistole ad aria compressa, i binari portano il giocatore tra stanze che si deformano, bambole giganti, clown e maiali urlanti, che costituiscono il vero e proprio apice del gioco.Tra spaventi continui e bersagli vivi e immobili da colpire - in modo da far salire il moltiplicatore del punteggio - il giocatore convive con l'ansia e la voglia di togliersi il Vr per ben tre livelli, poi il nulla. Superata la strega infatti, è tutto un ripetersi di situazioni e ambientazioni per nulla interessanti, zeppi di bersagli immobili e ostacoli, contro cui il giocatore deve evitare di sbattere mentre il carrello è lanciato in una folle corsa.

Ma, la vera riuscita degli shooter su binari va misurata in base alla loro capacità di farsi rigiocare, e in questo Rush of Blood riesce perfettamente, grazie a particolari come la classifica mondiale, i numerosi segreti ed oggetti nascosti, e i percorsi alternativi che spingeranno di certo i giocatori più competitivo a voler fare di meglio.

Playstation Vr è il vero punto di forza di Until Dawn: Rush of Blood

Se da un lato gli sviluppatori della Supermassive Games avrebbero potuto fare di meglio, dando al gioco qualche livello in più o una trama degna del predecessore, dall'altro nulla si può dire sull'impegno messo nel rendere Rush of Blood degno del PlayStation Vr a cui era destinato, e che costituisce il suo vero punto di forza.

L'esperienza immersiva, dovuto in gran parte dall'audio 3D, è tanto strabiliante da rendere spaventoso anche il colpo di scena più telefonato e prevedibile. Filastrocche, urla, scricchiolii, vengono percepiti in maniera così nitida dalle orecchie del videogiocatore, da permettere di individuare la direzione d'arrivo dei nemici anche nelle ambientazioni scure.

Peccato per l'implementazione mal riuscita dei due PlayStation Move, da utilizzare per controllare le armi che l'avatar impugna una per mano. Spesso capita infatti che i movimenti non siano sincronizzati, rendendo necessario ripetere la procedura di sincronizzazione dei comandi. Volendo è possibile utilizzare anche il controller della PlayStation [VIDEO], in quel caso le mani dell'avatar si muovono insieme, a discapito dell'effetto realtà .Quando infatti i Move svolgono appieno il loro lavoro, nulla vieta al giocatore di temere per la propria vita, tutte le volte che vede arrivarsi incontro uccelli putrefatti, streghe arrabbiate, uomini dalla testa di maiale, manichini inquietanti e, dulcis in fundo clown armati di machete, giusto per non farsi mancare nulla. #PlayStation4 #PlayStation 4 #Videogiochi