I legali di Giuseppe Pecoraro, il benzinaio arrestato per aver bruciato vivo il clochard palermitano Marcello Cimino, stanno percorrendo la linea dell'infermità mentale per difendere il loro assistito; quel che è certo, finora, è che Pecoraro ha confessato di aver ucciso in quel modo orribile Cimino per motivi passionali e non è neppure sembrato molto pentito agli inquirenti. Gli avvocati, nominati d'ufficio, hanno potuto parlare con l'uomo solamente per pochi minuti ed hanno avanzato dubbi sul suo equilibrio mentale; pare, inoltre, che il benzinaio abbia più volte chiesto dei farmaci che gli servirebbero per curare una non meglio specifica malattia mentale.

Pubblicità
Pubblicità

Ad ogni modo, gli avvocati Brigida Alaimo e Carolina Varchi non sono riuscite a capire se Pecoraro fosse in cura già da tempo, un aspetto che dovranno sicuramente approfondire per la loro linea di difesa. Appena arrestato, il benzinaio ha cercato in un primo momento di negare categoricamente di aver dato fuoco al povero Cimino, giustificando le ustioni sulle braccia come conseguenza di un caffè bollente cadutogli addosso, ma poi ha confessato; ai legali è parso in uno stato di confusione mentale, come se non sapesse neppure dove si trovasse.

I dubbi su un complice

Sul movente gli investigatori non hanno dubbi: Pecoraro ha confessato di aver ucciso Cimino per motivi passionali, in quanto era convinto non solo che il #clochard gli insidiasse la moglie ma che addirittura fosse la causa della loro separazione.

Pubblicità

Proprio pochi giorni prima dell'#omicidio, aveva avuto un alterco con Cimino per la stessa ragione. Il delitto era stato poi ripreso da una videocamera di sicurezza, che mostra anche Pecoraro che si ustiona, un dettaglio fondamentale che ha permesso la sua cattura. C'è però un dubbio: il benzinaio potrebbe aver agito con un complice. Accanto al giaciglio di Cimino, infatti, dormiva anche un altro barbone che qualcuno, poco prima del delitto, avrebbe chiamato o messo in allerta salvandogli così la vita. Chi potrebbe essere stato, lo stesso Pecoraro oppure un'altra persona? Il giallo continua. #Cronaca Palermo