Finalmente il #Governo della larghe intese è riuscito a trovare un'intesa sulla questione dell'IMU introducendo però la service tax, ma c'è un altro nodo da sciogliere che probabilmente scatenerà molte polemiche all'interno del Parlamento.

A sollevare la scottante questione è stato il viceministro dell'economia Stefano Fassina; l'esponente del Pd infatti, dopo l'abolizione dell'IMU, ha ricordato che questa operazione toglierà la copertura finanziaria necessaria per evitare l'aumento dell'IVA dal 21 al 22%.

Ovviamente a seguito di queste dichiarazioni si sono scatenate numerose polemiche fuori e dentro il Governo.

Il primo a scagliarsi contro il viceministro dell'economia è stato il capogruppo Pdl alla camera Renato Brunetta; secondo Fassina infatti la manovra per l'abolizione dell'IMU sottrarrà irrimediabilmente le risorse necessarie per scongiurare l'aumento IVA previsto per l'1 ottobre, dal canto suo Brunetta replica accusando di straparlare per amore di polemica e ideologia.

Purtroppo la gioia per l'abolizione dell'Imu è durata ben poco, adesso a tener banco c'è la polemica legata ad un'altra imposta appunto l'Iva. Del resto l'aumento di un punto percentuale di Iva preoccupa, e non poco, i cittadini e la Cgia di Mestre divulga delle previsioni piuttosto sconfortanti sull'impatto che un punto di Iva avrà sull'economia della famiglie italiane.

I timori espressi della Cgia sono dettati dalle simulazioni fatte sul possibile impatto dell'incremento Iva potrebbe avere su tre tipologie familiari: single, lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico, lavoratore dipendente con moglie e 2 figli a carico.

Stando a quello che riferisce la Ciga di Mestre, l'eventuale aumento dell'Iva "peserà maggiormente sulle retribuzioni più basse e meno su quelle più elevate. A parità di reddito, i nuclei famigliari più numerosi subiranno gli aggravi maggiori".

Questo significa che se l'aver cancellato l'Imu, provocherà l'aumento dell'Iva dal 21 al 22%, purtroppo a subirne le conseguenze maggiori saranno le famiglie, il segretario della Cgia perciò si è espresso in modo chiaro e deciso sull'argomento: "bisogna assolutamente trovare la copertura per evitare questo aumento, non si possono penalizzare le famiglie ed in particolar modo quelle più in difficoltà. Nel 2012 la propensione al risparmio è scesa ai minimi storici. Se dal primo ottobre l'aliquota ordinaria del 21% salirà di un punto, subiremo un ulteriore contrazione dei consumi che peggiorerà ulteriormente il quadro economico generale. Questi soldi vanno assolutamente trovati per non fiaccare la disponibilità economica delle famiglie e per non penalizzare ulteriormente la domanda interna".

Dal canto suo il viceministro Stefano Fassina in un intervento pubblicato sull'Huffington Post afferma: "In una fase così difficile, dedicare un miliardo per eliminare l'Imu per meno del 10% degli immobili di maggior valore, ha sottratto preziose risorse a finanziare, ad esempio, il rinvio dell'aumento dell'Iva previsto, oramai irrimediabilmente grazie alla vittoria del PdL sull'Imu, per l'1 ottobre".

Subito arriva la replica da parte di Brunetta che diffonde una nota dai toni assai polemici contro il collega Fassina: "Non ci sarà alcun aumento dell'Iva da ottobre, come da accordi di maggioranza, e Fassina evidentemente straparla. Aspettiamo smentite dal ministero dell'Economia e delle finanze. Questo modo di fare del viceministro Fassina non è accettabile, in quanto produce incertezza e confusione".