Sorprende sentire l'on Santanché in TV che parla di sovranità monetaria, di necessità di avere una BCE che stampi moneta e di una politica che ponga finalmente un termine all'austerità. Già prima di lei Storace aveva inaugurato la nuova Alleanza Nazionale all'insegna di "basta austerità", lanciando le stesse parole d'ordine.

È ormai assodato: le destre europee hanno molto astutamente intrapreso un'azione di esproprio proprietario di una tradizione appartenente di diritto ad un liberalismo progressista di stampo keynesiano e a una parte della sinistra, un cambio di rotta che entra in collisione con un'idea di economia che fa del pareggio di bilancio il suo mantra e il presupposto di ogni politica economica.

Sorprende, ma nemmeno tanto a pensarci, la destra al contrario della sinistra non ha mai avuto una visione della realtà troppo vincolata ad ideologie, a visioni del mondo precostituite o a schemi rigidi.

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La destra interpreta la politica con il criterio della domanda offerta e degli spazi di mercato. Quale prodotto può oggi competere con il pessimo prodotto dell'austerità , una merce ormai sovrabbondante ed inflazionata? È presto detto. La destra oppone al liberismo dell'Europa "progressista" l'antiliberismo di un Keynes in camicia nera, ci mette dentro un pizzico di xenofobia e di retorica nazionalista e il prodotto è bello e confezionato.

Il colmo del paradosso: offrire attraverso criteri di mercato un'ideologia che si oppone al mercato. Già Tremonti civettando con la Lega aveva mostrato segni di "squilibrio" scimmiottando i no-global e paventando misure protezioniste, e se ai mercati si presentava come un fervente adepto dell'economia liberista, in casa giocava da colbertiano no-global.

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Che la destra si sia fatta convincere da Paolo Barnard, l'ex giornalista di Report da tempo caduto in disgrazia, dopo i feroci contrasti con la Gabanelli? Il suo pensiero, mutuato da MMT (Modern Money Theory) è molto semplice e si riassume in due parole: lo stato è "la gallina dalle uova d'oro" e deve spendere e produrre deficit altrimenti i conti non torneranno mai e l'economia si guasterà, il debito altro non è che un parassita virtuale, necessario e fatalmente endemico in ogni economia che funzioni. Deficit spending contro austerità insomma, contro quella medicina amara che ha solo effetti collaterali e nessun beneficio, diabolico prodotto di certe scuole austriache e della voracità colpevole del reganismo e del tatcherismo.

"Presidente resista" urlò Barnard alla volta di Berlusconi, quando i burattinai dell'alta finanza chiedevano la sua testa per mettere al suo posto un burattino di prima fila come Monti, più presentabile e more presidential per i palati fini. Per Barnard meglio un caudillo brianzolo, porcello e corrotto, che le facce pulite dei sicari del welfare.

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Perché questo vuole realmente l'Europa. Uccidere le sicurezze. La destra della Santanché in fondo si capisce, la sua filosofia è semplice: il potere e il denaro con ogni mezzo possibile, il consenso finché si può e come si può, l'inganno e la violenza alla democrazia quando occorre. No, a ben pensarci non stupisce la Santanché, stupisce l'adesione convinta di quella che una volta si chiamava socialdemocrazia europea, alfiere dei diritti e del welfare per tutti, ad un'ideologia liberista che è la totale negazione della sua storia.

Tutto è cominciato con Blair, oggi felice miliardario, che è riuscito a convincere i compagni di tutta Europa, che il modello delle vecchie socialdemocrazie era in crisi e che per navigare sicuri nel mare agitato della globalizzazione, occorreva invertire la rotta. Quelli si sono convinti e hanno cominciato a chiamare riforme quelle cose che prima chiamavano ideologie reazionarie. Insomma si sono convinti che per vincere a sinistra bisognava diventare di destra. Sempre un passo indietro, sempre un passo indietro. #Crisi economica #Unione Europea