La Turchia si avvia a concludere il suo burrascoso 2013 scossa da forti turbolenze che ne minacciano la stabilità politica ed economica.

Nell'ultima settimana lo scandalo sui presunti casi di corruzione che ha investito il governo guidato da Recep Tayyip Erdoğan ha arroventato il clima di scontro politico con le opposizioni e di tensione istituzionale con gli altri poteri dello stato: magistratura ma anche i vertici dell'esercito che sono tornati a farsi sentire assicurando però la loro neutralità, almeno in questa fase. 

Le opposizioni, radunate a Piazza Taksim, anche in vista dell'appuntamento elettorale amministrativo del prossimo anno, tornano a cavalcare la protesta mostrandosi sempre più reattive e sempre più sensibili nei confronti della deriva autoritaria ed islamista del governo. 

La magistratura è stata accusata in varie occasioni dal primo ministro niente meno di partecipare ad una sorta di complotto mediatico-giudiziario a cui parteciperebbero a fasi alterne anche oscuri poteri forti esteri.

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Il Consiglio di Stato ha cassato proprio nei giorni scorsi il decreto adottato dopo gli arresti eccellenti con cui il governo obbligava le forze di polizia ad informare preventivamente delle sue azioni le gerarchie e dunque in ultima istanza il governo stesso.

Come ricordato, l'esercito conferma la propria neutralità riconoscendo indirettamente ad Erdogan il merito di aver sottomesso per il momento il potere militare al potere politico della Repubblica turca mentre a destare preoccupazione è l'andamento della lira turca che continua il suo momento di estrema debolezza. 

Questo è certamente un segnale che gli operatori stanno scontando il crescente rischio paese e dunque le tensioni politiche ed istituzionali potrebbero trasferirsi permanentemente sui mercati provocando un'interruzione dell'afflusso di capitali esteri di cui la Repubblica turca è dipendente per finanziare il deficit cronico di partite correnti.

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La crescente instabilità potrebbe portare pertanto ad un prolungato disimpegno degli investitori internazionali dal paese. Questa deriva potrebbe infatti innescare pericolose fughe di capitali che andrebbero a minare la crescita economica di un Paese che nell'ultimo decennio ha triplicato il suo Prodotto Interno lordo e il reddito pro-capite anche grazie ad un ingente ricorso all'indebitamento privato.

Sul fronte interno il paese è stato scosso prima dalle proteste di piazza di Gezi Park, poi divampate in tutto il paese e in seguito dalle tensioni alimentate dagli scandali e le accuse di corruzione dell'ultimo mese che ha coinvolto una parte dell'amministrazione turca e che ha già costretto alle dimissioni il ministro dell'interno, dell'economia e dell'ambiente.

Sul fronte esterno invece le tensioni derivano dalla perdurante crisi siriana, dall'instabilità di importanti paesi dell'area come l'Egitto oltre che dai difficoltosi rapporti con Israele.

Poche le note positive come il riavvio dei negoziati di adesione all'Unione Europea e il clima di distensione con la minoranza curda.

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Terminato un tumultuoso 2013, il nuovo anno si prospetta carico di incognite per Erdogan e la Turchia. 

#Crisi economica