Negli ultimi giorni in Parlamento è stata discussa la legge di stabilità, fortemente voluta dal governo Letta, che la considera una priorità nonostante il clima politico attuale sia teso e confuso. E proprio di questa situazione hanno approfittato i poteri forti, su tutti De Benedetti e Caltagirone, i cui referenti nelle due camere sono riusciti a far inserire nel testo due emendamenti ad personam. Occorre precisare che la notizia è stata data da quotidiani di orientamento diverso come Il Fatto e Il Giornale.

Dopo un'intensa attività di lobbing svolta da alcuni suoi collaboratori nell'anticamera del Parlamento, Carlo De Benedetti ha ottenuto l'appoggio della sua sponda politica di riferimento, il #Pd, del quale ha sempre dichiarato di essere la ''tessera numero uno''.

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Il finanziere torinese, proprietario di Repubblica e L'espresso tramite la holding di famiglia (la Cir), aveva qualche problema a causa della Sorgenia, azienda che opera nel mercato delle energie rinnovabili acquisita dal suo gruppo diversi anni fa; la sua società avrebbe infatti dovuto pagare 22 milioni di euro in oneri di urbanizzazione al comune di Turano Lodigiano, come deliberato da una sentenza del Tar.

Ebbene, la controllata dell'Ingegnere (che nel 1993 ammise di aver pagato una tangente di 10 miliardi di lire ai partiti allora al governo per vedersi assegnato una commessa delle Poste Italiane) non sborserà alcunchè. Un emendamento del deputato piddino Marino Marchi ha esentato le centrali termoelettriche e a turbo-gas sopra i 300 MW dall'obbligo di corrispondere ai comuni gli oneri di urbanizzazione, poichè ha l'obiettivo di ''garantire la certezza degli investimenti e evitare infiniti contenziosi tra gli operatori del settore energetico e gli enti locali''.

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De Benedetti dunque respira, anche se i suoi guai con Sorgenia non sono finiti: come ribadisce Il Giornale, le banche creditrici della Cir (con le quali l'Ingegnere è esposto per una cifra compresa tra 1,7 e 1,8 miliardi di euro) gli avrebbero ingiunto di immettere la sua quota nell'aumento di capitale da 600 milioni di euro della società delle energie rinnovabili. Pertanto, l'imprenditore piemontese dovrà sostenere un esborso pari a circa 324 milioni di euro, dal momento che possiede più del 50% di Sorgenia; è difficile però che riesca a risolvere anche questa situazione con l'ausilio della politica.

Se De Benedetti è stato molto attivo, Francesco Gaetano Caltagirone non è rimasto a guardare. Il costruttore romano, genero dell'ex leader dell'Udc Pierferdinando Casini, può esultare per un emendamento proposto dalla senatrice di Scelta Civica Linda Lanzillotta, che prevede solo per la città di Roma l'obbligo di privatizzare le società municipalizzate e di mettere sul mercato nuove quote di Acea (partecipata dal comune di Ignazio Marino per il 51%), "limitandosi a mantenere la quota di controllo" e, semmai, a sfoltire il personale.

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Si tratta indubbiamente di una vittoria per Caltagirone, che con circa il 16% è il socio privato più forte di Acea e che in questo modo avrà la possibilità di incrementare ancora di più il suo potere all'interno della società.

#Camera dei Deputati