Il Movimento dei Forconi prosegue con la propria protesta e ormai punta a far convergere tutti i manifestanti su Roma: al di là delle possibili derive autoritarie nelle quali rischia di naufragare il movimento, a tenere banco in questo momento sono i particolari emersi riguardo uno dei principali leader, Danilo Calvani, balzato agli onori della cronaca per aver abbandonato uno dei tanti comizi che ha tenuto a bordo di una jaguar. La storia professionale di Calvani, ex imprenditore dell’Agro Pontino, ricostruita anche da un’ interessante inchiesta pubblicata da ‘L’Espresso’, è costellata di fallimenti, debiti, ipoteche ed esperienze politiche fallimentari.

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Sciopero dei forconi dicembre 2013: Danilo Calvani leader perseguitato dai debiti

Quella di Calvani non è certamente una carriera professionale delle più riuscite; titolare della società Alaverde insieme al socio Gianni Muraro, Calvani si è visto mettere all’asta terreni e immobili intestati alla sua azienda che un compratore ha rilevato nel mese di settembre per poco più di qualche migliaia di euro.



Poco prima Calvani e socio si erano visti recapitare un decreto ingiuntivo da 140mila euro per un mutuo autorizzato da Banca Intesa Sanpaolo che non era mai stato saldato; l’ingiunzione però è stato tutt’altro che un fulmine a ciel sereno, considerato che risalgono al 2006 le prime ingiunzioni di pagamento pervenute al leader del Movimento dei forconi 2013. Decisamente corposa la lista di istituti e banche che reclamavano la resa dei prestiti concessi, da Intesa Sanpaolo a Bnl passando per Sedibanca e Italfondiario.



Calvani non fa che sottolineare come Equitalia lo abbia sommerso di cartelle esattoriali (certamente la situazione di troppi imprenditori in questo momento), ma va evidenziato che il fallimento della sua azienda, come testimoniato dalle date riportate, è avvenuto molto prima che la crisi deflagrasse e mettesse in ginocchio aziende ed imprese prima in buona o discreta salute.



A rendere l’esperienza professionale di Danilo Calvani ancora più ricca la candidatura a primo cittadino di Latina presentata nel 2011; la sua lista, “Comitati agricoli riuniti”, non ottenne però grandi riconoscimenti (appena 240 voti alla lista, circa lo 0,31%, e 320 al candidato sindaco), e così la carriera politica di Calvani è tramontata ancora prima di iniziare. Anzi no, perché poco dopo la messa all’asta dei suoi beni, acquistati da un compratore nel settembre di quest’anno, Calvani è rientrato in ‘politica’ dalla porta di servizio per così dire, mettendosi a capo del Movimento dei forconi.



Senza voler minimamente svilire il senso e il significato di una protesta più che legittima, appare quanto meno dubbia la posizione di Calvani; data la sua precaria condizione economica, vene il dubbio che più che un leader in cerca di riscatto per la propria gente Calvani sia in realtà un uomo in difficoltà che tenta di trovare una via d’uscita fomentando le piazze.



Da anni si parla di un buon numero di leader politici italiani che a causa di processi a carico e situazioni poco trasparenti tentano di plasmare la ‘cosa pubblica’ ricavandone favoritismi personali (per non parlare di chi della cosa pubblica si impossessa gestendola a proprio piacimento, ma questo è un altro discorso), una situazione che stando alla status economico di Calvani potrebbe benissimo ripetersi a proposito del Movimento dei forconi. Con la differenza che questo Movimento nasce con l’idea di porre fine a favoritismi, caste e gestioni ad personam della ‘cosa pubblica’.



L’auspicio è che ciò non accada, ma il rischio è quello di strumentalizzare per scopi personali un Movimento nato con i migliori propositi che aspira a farsi portatore delle istanze e dei problemi dei cittadini, visto che ultimamente le risposte fornite in questo senso dal Parlamento paiono tutt’altro che confortanti. Per capire se questi e altri dubbi siano fondati o meno, non resta che attendere.



#sciopero generale