Dopo la difficile giornata del 29 gennaio, conclusasi con l'approvazione del decreto Imu-Bankitalia, il Movimento Cinque Stelle dichiara morta la democrazia parlamentare. Dopo una giornata infuocata che ha visto scontri fisici all'interno del palazzo (una deputata Cinque Stelle è stata colpita con uno schiaffo da un parlamentare di Scelta Civica), i grillini passano all'attacco, accusando il capo dello stato su vari fronti. Vediamo quali sono i punti della messa in stato d'accusa.

Abuso decretazione d'urgenza con conseguente espropriazione della funzione legislativa del Parlamento

Il fenomeno della decretazione d'urgenza è tristemente noto alle cronache parlamentari.

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Si tratta di uno strumento veloce ed efficace, previsto dalla costituzione, per attuare provvedimenti particolarmente delicati e, appunto, urgenti. Tuttavia i governi ne hanno sempre abusato per evitare il consueto iter parlamentare legislativo che prevede dibattimento di proposte di legge con possibilità di presentazione di emendamenti da parte di tutte le forze politiche.

I Cinque Stelle non lamentano solo l'abominevole quantità di decreti che non hanno carattere di urgenza, ma anche il fatto che all'interno spesso i contenuti sono vari ed eterogenei (caso Imu-Bankitalia) rendendo impossibile l'approvazione di un intero blocco quando alcuni contenuti non sono condivisibili. Le ultime sentenze della Corte Costituzionale hanno fatto emergere questo problema da molto tempo, ma il capo dello stato avrebbe sempre promulgato questi decreti senza colpo ferire.

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Riforme costituzionali

Il presidente della repubblica si sarebbe fatto portavoce e sostenitore del tentativo di riformare la costituzione partendo dalla modifica dell'art. 138 che prevede maggioranze chiare in caso di modifica delle norme costituzionali. Si sarebbe fatto anche promotore di riforme elettorali convocando direttamente i partiti di maggioranza del governo, ignorando di fatto che la materia sarebbe prettamente parlamentare, quindi dovrebbe essere avallata e condivisa dalle forze presenti in parlamento.

Seconda elezione

Secondo l'art. 85 della Costituzione, il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni. Non c'è un riferimento alla sua rielezione, tuttavia in base al diritto sostanziale nessun presidente è mai stato rieletto, proprio perché non è confacente alle caratteristica della nostra democrazia repubblicana.

Potere di grazia

I casi sono tre: la commutazione della pena detentiva in pena pecuniaria di Sallusti (in base a disegni di legge non ancora tradotti in norme); grazia concessa al colonnello Romano e il tentativo di guidare eventuali future richieste di grazia da parte del condannato in via definitiva Silvio Berlusconi.

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Processo Stato - Mafia

Il presidente della repubblica avrebbe chiesto e ottenuto la distruzione delle intercettazioni telefoniche che lo coinvolgevano, avrebbe ripetutamente interferito con sue dichiarazioni, quindi avrebbe abusato dei suoi poteri (la nostra costituzione prevede l'autonomia e l'indipendenza della magistratura). #Beppe Grillo #Giorgio Napolitano #M5S