Con 87 voti favorevoli e 43 contrari passa la mozione con la quale la Generalitat de Catalunya chiede al Governo nazionale la competenza a convocare il referendum indipendentista. A favore i deputati centristi di Convergència i Uniò, e quelli dei due gruppi di sinistra Iniziativa Verde per la Catalogna e Sinistra Repubblicana. Contrari il Partito Popolare, 16 deputati del Partito Socialista Catalano e il partito costituzionalista di centrodestra Ciudadanos. Astenuti i 3 deputati di Candidatura d'Unità Popolare, che non ritengono necessaria la mozione anche se si dicono favorevoli allo svolgimento del referendum. Come annunciato a favore della mozione anche i tre dissidenti socialisti che ora rischiano l'espulsione dal Partito.

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Assente, invece, Àngel Ros , dimissionario in netta polemica con la linea assunta dal partito. Non hanno preso parte al dibattito né il leader socialista Pere Navarro né il Presidente Arthur Mas. Una scelta analoga è stata compiuta dai Presidenti di Iniziativa Verde e Sinistra Repubblicana.

La seduta è stata particolarmente tesa: nuove polemiche sono sorte dalla decisione di Candidatura d'Unità Popolare di astenersi: critiche nettessime sono provenute dal settore indipendentista dell'assemblea. Ferma la critica al Governo regionale da parte della Presidentessa dei popolari Sanchez-Camacho, che ha accusato Mas di operare una politica di disgregazione della Catalogna e si è detta fermamente contraria all'indipendenza, ricordando come il Governo centrale non accetterà mai "né ricatti né imposizioni".

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Plausi invece dalla portavoce di Sinistra Repubblicana Marta Rovira che sottolinea l'importanza storica della giornata pur non risparmiando una dura critica ai socialisti, rei di non voler accettare la via legale e pattizia contenuta nel loro stesso programma.

Ora si attende si conoscere il destino dei tre dissidenti Maria Geli, Nuria Valentina e Joan Ignasi Elena, ma soprattutto resta da vedere quale sarà la risposta del Parlamento centrale, anche se appare evidente che la mozione è destinata a cadere nel vuoto, vista la netta opposizione al referendum di popolari, socialisti e dei centristi di Unione, Progresso e Democrazia, attualmente rappresentati da 300 dei 350 deputati al Congresso.