#Matteo Renzi non convince. Tanto furore giovanilistico è una montagna che ha partorito soltanto il topolino del "fare" generico e dai contorni nebulosi, più che altro un mantra per calmare gli "spiriti animali del mercato", buono per tutte le occasioni. Anche il suo Job Act per il momento è più una dichiarazioni di pessimi intenti che un progetto in grado di suscitare gli entusiasmi del mondo del lavoro e di una società assetata di novità e di speranza.

Ridurre le garanzie del lavoro come viatico per un percorso di rimonta che ci risollevi dalla decadenza morale ed economica non è una gran bella idea, anche perché lascia inalterati i nodi veri del "sottosviluppo" italiano, e cioè una classe politica che si autoalimenta e si riproduce come un saprofita a spese del tessuto sociale, sostenuta dal potere economico delle oligarchie, e la criminalità organizzata.

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Renzi ha scelto il terreno dei diritti civili per marcare le differenze da chi lo ha preceduto, dichiarando che il suo programma pone come priorità le unioni civili e la legge Bossi Fini. Nulla da dire su ciò, una legge sulle unioni civili è sacrosanta e la Bossi Fini è una barbarie che va eliminata, ma in questo caso Matteo Renzi non ha fatto altro che mettere in pratica i fondamenti basilari di una buona propaganda.

Qual è il target di un elettore "democratico", il suo marchio identitario? I diritti civili ovvio, e come fare per non disturbare troppo il grande manovratore, quello che tira i fili dell'alta finanza e gran sacerdote dell'economia liberista? Ovvio, si usano i diritti civili come foglia di fico per nascondere l'inamovibilità in campo economico, un terreno quello sì davvero dirimente. D'altronde non sono forse a favore dei matrimoni gay anche Cameron e la Merkel? Quando i diritti civili non sottraggono voti, in ragione dell'evolversi della società civile e della perdita del loro valore discriminante, vanno benissimo per costruirsi una credibilità.

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La vera cartina tornasole sono le cosiddette "riforme" economiche, quelle cioè che spacciano per progresso la privatizzazione del welfare. Un esempio fra tutti: la riforma Fornero del mercato del lavoro. Abolire questa ignominia, e smarcarsi da una parentela ingombrante con personaggi così impopolari, sarebbe un vero gesto di discontinuità con le logiche dei governi Monti-Letta. Questo sì. Girarci attorno non fa che accrescere il sospetto di fregatura, e non basta dichiarare che dobbiamo poter sforare il tetto del 3% sul rapporto deficit/PIL o che chiederemo un sacrificio a chi percepisce le #Pensioni d'oro col retributivo, se poi comunque ci teniamo il Fiscal Compact a botte di 50 miliardi di euro all'anno per vent'anni e giuriamo sul sacro editto dei conti in ordine.

Potremo avere qualche spicciolo in più, ma per far quadrare i conti dovremmo sempre bastonare pensionati e lavoratori dipendenti e ci sarà sempre qualcuno come Monti che a un certo punto dirà la fatidica frase: " beh ragazzi mi dispiace ma la sanità non è più sostenibile" e con questa tutto il welfare a catena.

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Abolire la Fornero e dichiarare che rinegozieremo i trattati europei, sarebbe questo si un gesto importante, e non discutere di come raccattare spiccioli sbraitando che i soldi non ci sono e che non crescono sugli alberi.

Con un gesto del genere dimostreremmo davvero, in maniera concreta che ne infischiamo dei conti in ordine e che preferiamo salvare il futuro e la dignità delle persone. Se servono a dare lavoro e dignità, evitando se possibile che la gente si spacchi la schiena fino a settant'anni, o venga apostrofata con neologismi degradanti, i soldi se necessario si fabbricano, o magari si piantano e si fanno crescere sugli alberi. Eccome.

Se Renzi confermerà, come ha già fatto in passato, la bontà della riforma Fornero, ci sarà da preoccuparsi, visto la popolarità del tipo e la sua potenziale influenza sui governi futuri, se invece si discosterà dall'inventrice del termine "esodato" avremo almeno un filo di speranza.

Renzi e Fornero, un'associazione preoccupante.