Lo scorso 27 gennaio si è tenuto a New York un Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel corso del quale è stato approvata, all'unanimità, una risoluzione, secondo la quale ogni stato è esortato a non pagare gli eventuali riscatti richiesti da gruppi terroristici per la liberazione di ostaggi. A dire il vero un risoluzione del genere esisteva già, risalente al 2001, secondo la quale ogni stato membro dell'Onu non poteva in alcun modo dare del denaro a dei gruppi terroristici. In questo modo però si è ritenuto di poter aumentare notevolmente la pressione su quello che è un tema molto delicato, ribadendo una linea di condotta che necessariamente dovrà essere generale. 

Questa nuova risoluzione è stata proposta da Mark Lyall Grant, ambasciatore britannico, il quale ha presentato un'analisi degli ultimi tre anni e mezzo in quanto a rapporti con gruppi terroristici.

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Pare infatti che in questo lasso di tempo i gruppi legati ad Al Qaeda si siano arricchiti di ben 105 milioni di dollari grazie agli stati dell'Onu. Questi soldi sono poi stati investiti nell'organizzazione oltre che nel reclutamento di nuove leve, e per questo Grant ha dichiarato: "Dobbiamo fare in modo che i sequestri non siano più considerati una risorsa di finanziamento. Dobbiamo rompere questa catena". 

Preoccupanti anche i dati presentati dal dipartimento degli affari esteri, il quale ha evidenziato come i gruppi terroristici siano aumentati in paesi come Yemen, Nigeria e Siria, e lo stesso si può dire del numero di rapimenti. In molti sospettano inoltre che alcuni paesi membri versino segretamente delle somme di denaro a questi gruppi pur di riavere gli ostaggi, nonostante il divieto del 2001.

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Ciò poi genera delle ovvie tensioni tra stati, come tra Francia e Stati Uniti. Nonostante le smentite parigine infatti è vivo il dubbio che sia questa la politica di contrattazione con i terroristi, rendendo così le votazioni Onu nient'altro che una farsa.