"Dio è morto, Marx è morto e anch'io, oggi, non mi sento tanto bene"(Woody Allen).

Si è aperto il 17 gennaio a Roma il congresso del nuovo Partito Comunista Italiano. Facce nuove, vecchie glorie, la presenza di alcuni delegati del Partito Comunista Cinese. Tutto si è svolto all'insegna della nostalgia: pugni chiusi alzati al cielo, motivi antichi cantati a squarciagola e, immancabili, le lacrime che i vecchi iscritti non hanno potuto trattenere.

Questo ritorno al passato, questo volersi riconoscere in qualcosa che non esiste più, se, da un lato, ci ricorda che magari si viveva meglio, quando gli ideali e la fede (politica) riempivano, o meglio, saziavano le coscienze degli uomini onesti, dall'altro assistiamo inerti e sgomenti alla rappresentazione del re-make di un kolossal, a suo tempo vincitore di molti Oscar.

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Ora, se non erro, noi italiani chiediamo alla politica italiana di ripartire e far ripartire l'Italia con nuove idee, chiediamo uno slancio vigoroso verso il futuro, di qualcosa che possa permetterci di coltivare una speranza, soprattutto per i nostri figli. Non chiediamo la presenza di qualcuno che ci aiuti a saltare dall'ultimo piano.

Il P.C.I è stato un partito vero, fatto di gente vera, che ha generato vera politica.

Oggi dobbiamo fare i conti con un'economia a pezzi, dobbiamo fare i conti con la disoccupazione, l'impoverimento, le famiglie allo sfascio ed i continui omicidi-suicidi di uomini e donne che hanno perduto tutto ciò che avevano, compresa la loro dignità.

Anno 2014, il 17, 18, 19 gennaio congresso del nuovo Partito Comunista Italiano, la politica italiana inizia il nuovo anno col vintage.

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