La scena politica italiana è occupata da tre partiti che hanno ottenuto più del 20% dei voti e con tre leader in grado di raccogliere consenso per il proprio carisma (tratto essenziale di un leader politico) e non per l'apparato di cui fanno parte. Ciò rappresenta, nella storia repubblicana del Paese, un fatto unico.

Berlusconi, Grillo e Renzi, per motivi differenti, non siedono in Parlamento, ma soprattutto non hanno alcun interesse a sostenere il governo guidato da Letta, composto da uomini che mai hanno dato prova di essere in grado di coinvolgere i milioni di elettori che i tre leader sono in grado di trascinare dalla propria parte e che danno loro la speranza legittima e oggettiva di poter vincere le elezioni.

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In democrazia, la forza sta dalla parte di coloro che sono in grado di raccogliere voti e, più per questo motivo che per altri, l'attuale governo difficilmente resisterà ai colpi che provengono dalle opposizioni ma, soprattutto, dal segretario del PD.

Renzi, per appartenenza politica, potrebbe essere in difficoltà nel rendere la vita difficile a un collega di partito a capo del governo. Tuttavia la recente uscita dal governo di Forza Italia ha reso probabilmente più ampio lo spazio di manovra del sindaco di Firenze, che dopo il risultato delle ultime elezioni non si era mai schierato apertamente contro l'alleanza tra PD e PDL e che tuttavia, diversamente, non ha mai stretto alcun patto con Alfano e il Nuovo Centrodestra.

Renzi non minaccia apertamente la stabilità del governo ma le sue proposte sono in grado di evidenziare tutte le latenti contraddizioni tra i partiti che lo compongono, che sono insieme per mancanza di alternative piuttosto che per coerenza politico-programmatica.

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Nel momento in cui sarà varata la legge elettorale, nulla sarà più in grado di far sopravvivere il governo. Renzi peraltro ha sempre detto di volere varare la legge elettorale con chiunque fosse interessato in tal senso. Berlusconi lo è, ed è con lui che probabilmente, alla fine, si raggiungerà un accordo con o senza il Nuovo Centrodestra. Grillo, per coerenza con quanto da lui sostenuto, si farà coinvolgere con meno probabilità cercando di tradurre poi in ulteriore consenso elettorale la diversità che ha contraddistinto la politica del movimento da lui guidato. #Silvio Berlusconi #Beppe Grillo #Matteo Renzi