Ora basta. Dopo il suicidio di Gabriele Cipolla, disoccupato ventinovenne di Varese, che dopo essersi allontanato da casa nella giornata del 7 gennaio, è stato ritrovato senza vita nella propria autovettura nella sera del 9 gennaio insieme ad alcuni biglietti scritti di suo pugno nei quali chiedeva perdono per l'estremo gesto, e con i quali elencava le ragioni che lo hanno indotto a togliersi la vita, ora il popolo ha detto basta.

Il suicidio di Gabriele è infatti l'ultimo di una lunga serie; solo nel 2013 i suicidi ascrivibili a cause legate alla mancanza di lavoro, sopratutto per i più giovani che pagano colpe e malaffari di cui non hanno alcuna responsabilità, e alla grave condizione di crisi economica, che per molti significa chiudere la propria attività o, magari, privare i propri cari di beni di prima necessità, sono stati la bellezza di 113, un numero pazzesco, troppo poco inoltre al centro dell'interesse dei media.

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Ebbene la tragedia che ha colpito la famiglia Cipolla questa volta ha fatta breccia nel cuore degli italiani: stanchi di dover contare i propri morti per ragioni che non stanno su questa terra, come il diritto di avere un lavoro, un contratto e una vita dignitosa, principi che per i nostri genitori erano sacrosanti, mentre per le nuove generazioni rappresentano una chimera se non una mera utopia, sta prendendo forma la volontà condivisa da un nutrito gruppo di cittadini di arrivare ad esporre querela ai vari governi che in questi anni si sono avvicendati nell'amministrazione della cd. 'cosa pubblica', con l'accusa, niente a fatto banale, di 'istigazione al suicidio'.

Una notizia questa che ha iniziato a circolare subito dopo il ritrovamento del cadavere del povero Gabriele, che si è diffusa ulteriormente grazie al Tam Tam dei socialnetwork: l'iniziativa è nata, infatti, da una pagina evento su facebook, e degli oltre 200mila invitati, in soli pochi giorni sono stati più di 10mila coloro che ne hanno aderito.

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Insomma il popolo comincia a ribellarsi alla mattanza del fisco e alla moria del lavoro.

Da oggi 13 gennaio gli italiani, infatti, potranno presentarsi alle stazioni dei carabinieri ed esporre denuncia al #Governo per 'istigazione al suicidio', così come tra l'altro disciplinato dall'art. 580 del codice penale. Gli italiani che vogliano aderire all'iniziativa potranno da ora affidarsi all'esperienza legale degli avvocati Grazia Antonio Romano e Paolo Sannino, entrambi di Potenza, così come a quella di Carlo Taormina di Roma e Irmici Giuseppe di San Severo, in provincia di Foggia. Secondo l'attuale ordinamento giuridico, spiegano i legali, il governo è infatti perseguibile per il reato di istigazione al suicidio in quanto non ha fatto il possibile, se non addirittura nulla, per i cittadini, di cui è solo 'rappresentante', un'indifferenza tra l'altro confermata dall'assenza totale di numeri telefonici e/o istituzioni in grado di aiutare le famiglie in crisi, così come i singoli caduti in un grave stato di malessere psicologico, per il quale solo la morte sembra infatti dare un sollievo.

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La relazione disoccupazione-depressione, inoltre, non è propriamente una novità, e non ci vuole poi una laurea per capire che coloro che vivono in un grave stato di degenza, sono i primi a correre rischi per la propria salute mentale, e purtroppo in certi anche a mettere in pericolo quella degli altri. I legali che si stanno muovendo per la class action sono determinati e hanno già preparato, fanno sapere, un modulo della denuncia che è possibile trovare sulla pagina web Affaritaliani.it, o su il quotidiano Libero. E' difficile, tuttavia, che l'iniziativa legale contro i vertici governativi possa avere delle conseguenze penali e giuridiche, ma rimarrà certamente l'alto valore simbolico e probabilmente la consapevolezza che non siamo poi così soli. #Crisi economica #Lavoro giovani