A tre mesi dalle elezioni amministrative lo scontro politico ed istituzionale in Turchia non si placa.

Il premier turco Erdoğan è sempre alle prese con lo scandalo corruzione che ha investito politici, banchieri e uomini d'affari a lui vicini. L'inchiesta ha terremotato il governo e sta aprendo le prime crepe anche nel partito Akp con le dimissioni di massa dei parlamentari.

Dopo aver rimosso il Pubblico Ministero titolare dell'indagine, Erdoğan è tornato ad attaccare duramente la Magistratura accusandola di "un colpo di stato giudiziario" e ha rilanciato la teoria del complotto internazionale identificandone questa volta i mandanti.

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La regia sarebbe affidata all'influente intellettuale Fethullah Gulen il quale guida dalla sua residenza negli Stati Uniti il movimento islamista Hizmet.

Gulen, ex alleato e ora rivale, destabilizzerebbe secondo Erdoğan le istituzioni alimentando "uno Stato dentro lo Stato". Ipotesi smentita nei giorni scorsi dal Presidente Gül in una intervista all'emittente Bloomberg.

Nonostante i ripetuti interventi della banca centrale turca delle ultime settimane, la lira continua la sua debolezza sui mercati toccando i minimi dal 1981 nei confronti del dollaro americano anche se gli analisti segnalano come probabile un rimbalzo nel breve termine.

Se il deprezzamento della valuta turca si consolidasse su questi livelli, la bolletta energetica della Repubblica turca crescerebbe e questo avrebbe effetti negativi sul ciclo economico.

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Inflazione e deficit di partite correnti sono tornate ad accelerare nel 2013 toccando rispettivamente il 7,2% e il 7,4%, mentre le riserve valutarie si stanno pericolosamente riducendo tanto che diversi osservatori ed analisti affermano che non sarebbero sufficienti per affrontare una crisi valutaria scatenata da una crisi politica. #Crisi economica