Lo spostamento delle riserve della Banca d'Italia verso un aumento del capitale sociale a 7,5 miliardi di euro è solo un'operazione contabile di poco conto oppure nasconde conseguenze gravissime? Proviamo ad analizzare i punti essenziali degli aspetti finanziari che hanno fatto arrabbiare il Movimento Cinque Stelle.

Aumento dei dividendi dei soci

Questa capitalizzazione ha come effetto immediato l'aumento dei dividendi dei soci azionisti (banche private e assicurazioni), un aumento quantificato fino al 6%, che si traduce in una somma pari a 450 milioni di euro, mentre prima consisteva in 70 milioni di euro. Inoltre l'obbligo imposto di non detenere una quota superiore al 3% del capitale sociale costringerà #bankitalia (o altri investitori privati) a ricomprare le quote eccedenti con un esborso pari a 4,2 miliardi di euro a favore dei principali azionisti (es. Intesa San Paolo, Unicredit, ecc.).

Aumento di liquidità per le banche

La manovra ha tutti i contorni di un regalo alle banche, in sofferenza per mancanza di liquidità da molto tempo.

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Sebbene sia vero che il nuovo capitale sociale generi degli utili che verranno tassati, il che consentirà nuovi introiti per lo Stato, tuttavia è anche vero che la tassazione, approvata in Senato, ammonta al 12%, aliquota molto favorevole se si pensa che le rendite finanziarie hanno un coefficiente del 20%. #M5S

Scenari futuri in caso di ritorno alla lira

Non è trascurabile neppure il fatto che in questo modo si perderà la possibilità di tornare alla sovranità monetaria in caso l'Italia fosse costretta a ritornare alla lira. Il capitale sociale è enormemente valutato e concentrato nelle mani di banche private, togliendo di fatto la possibilità che la Banca d'Italia sia pubblica di fatto e di diritto, riappropriandosi legittimamente delle proprie quote (la conversione da euro a lire renderebbe impossibile ogni operazione di riacquisto del capitale).