Il Decreto Svuotacarceri è stato approvato e convertito in legge, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale venerdì 21 febbraio: tra le misure introdotte vi è l'obbligo di braccialetto elettronico a quei detenuti che escono di prigione perchè hanno avuto gli arresti domiciliari. Peccato che il costo per lo Stato non sia roba da poco: un ulteriore fattore a favore di #amnistia e #indulto per risolvere la situazione, visto che comunque lo Svuotacarceri non è, numericamente parlando, una soluzione?

Si tratta di una novità dello Svuota-carceri perchè in precedenza, quando un giudice disponeva i domiciliari per un detenuto, obbligava al braccialetto elettronico solamente se necessario, a sua discrezione.

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In questo modo il cosiddetto onere motivazionale viene rovesciato e non ci sono aggravi per le Forze di Polizia. Purtroppo però il braccialetto elettronico è un costo per le casse dello Stato.

Il braccialetto elettronico per chi è agli arresti domiciliari venne introdotto in Italia nel 2001 e subito scatenò polemiche proprio per i suoi costi, tanto da essere definito dalla Corte dei Conti "una reiterata spesa anti-economica e inefficace". Il sistema radio che serve a individuare il soggetto che lo porta è gestito da Telecom Italia, in quanto si basa su una linea telefonica nell'abitazione di chi è ai domiciliari: una convenzione tra l'azienda ed il Ministero degli Interni dedica 9 milioni di euro per la gestione dei braccialetti.

Così ha detto l'ex Ministro della Giustizia del governo Letta, Annamaria Cancellieri: "Lo Stato spende una cifra considerevole e la piattaforma dei costi che è sempre in uso è notevole.

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Allora dobbiamo decidere una volta per tutte se usarlo o no. Non lo dico io ma Strasburgo ci chiede di usare strumenti elettronici di controllo. Proviamoci e se non saranno necessari bisognerà dire con forza che non vanno, ma qualcuno dovrà assumersi questa responsabilità".

Come appare sempre più ovvio, solo amnistia e indulto, chiaramente abbinate a riforme strutturali, possono dare una svolta decivisiva alla situazione di carceri e giustizia in Italia, anche perchè il tempo per mettersi in regola con le richieste dell'Unione Europea sta per scadere ed ogni giorno perso è una sofferenza in più per molti ed un costo per la comunità.

E' quindi importante che chiunque voglia amnistia e indulto si faccia sentire il più possibile e per farlo senza costi e in modo abbastanza efficace si possono usare i social network: condividete e commentate gli articoli su queste tematiche scrivete vostri pensieri su Facebook, Twitter e GooglePlus, scrivendo #amnistia e #indulto (i simboli # servono a creare gli hashtag, cioè a "raccogliere" i post per aree tematiche con più visibilità); potete anche "taggare", cioè chiamare, personaggi famosi, politici ecc...

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oppure vostri conoscenti, così da far arrivare il messaggio a più persone: ad esempio potete scrivere @MattoRenzi o chi volete voi (tutto attaccato: la @ serve a richiamare l'attenzione della persona), oppure vostri amici che sono sul social network (ad esempio @MarioRossi).

Ormai i politici danno più retta ai messaggi sui social network che alle lettere che gli arrivano, alle proposte di legge e quant'altro: usiamo questi strumenti per far sentire la nostra voce!