A dieci anni dall'adesione agli accordi di Schengen, la Svizzera fa retromarcia e approva l'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" promossa dal partito conservatore UDC.

La consultazione popolare ha dato esito positivo ed è stata accolta dalla maggioranza dei Cantoni e della popolazione votante. Viene pertanto superato clamorosamente lo scoglio della doppia maggioranza necessaria nei casi di revisione della Costituzione tramite meccanismi di democrazia diretta.

Il testo approvato prevede l'introduzione di un tetto massimo annuale di permessi che possono essere rilasciati agli stranieri e un meccanismo di prelazione riservato ai cittadini elvetici durante le procedure di assunzione.

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Questo risultato terremota letteralmente i rapporti fra Berna e Bruxelles sul tema della libera circolazione delle persone e apre scenari di profonda incertezza anche per i circa 60 mila lavoratori trasfrontalieri italiani.

È stata respinta anche l'altra iniziativa popolare conservatrice che sosteneva la "privatizzazione" dell'aborto, escludendo la procedura di interruzione volontaria della gravidanza dal rimborso nei programmi base di assicurazione obbligatoria.

Nessun problema invece per l'approvazione del decreto federale che contiene il piano finanziario di lungo termine per il potenziamento e l'ampliamento dell'infrastruttura ferroviaria elvetica.