#Matteo Renzi gioca la sua carta: mentre il progetto di riforma elettorale è al momento al centro di dibattito sia in parlamento sia fuori, visto che sondaggi e proiezioni lo vedono come favorevole soprattutto a Berlusconi e alleati, il segretario #Pd comincia ad anticipare le linee principali della sua riforma del #Senato.

La bozza ufficiale sarà presentata durante una riunione di direzione del Pd, ma a margine di un convengo di Confindustria sulle città metropolitane, Renzi ha delineato il piano, che prevede la riduzione a 150 dei senatori, nessuno dei quali eletto direttamente dai cittadini.

Faranno parte infatti del nuovo Senato i 108 sindaci dei comuni capoluogo di provincia, 21 presidenti di regione (benché, come noto, le regioni italiane siano 20), e 21 non meglio precisati "esponenti della società civile" che saranno selezionati dal presidente della Repubblica.

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I senatori non avranno diritto ad alcuna indennità, anche se è probabile che sarà introdotta qualche forma di diaria o di rimborso spese, e saranno coinvolti in modo molto limitato dall'attività parlamentare: non voteranno la fiducia, non voteranno le leggi di bilancio, ma potranno eleggere il presidente della Repubblica e concorrere alla nomina dei rappresentati italiani per gli organismi europei.

Una funzione quindi più consultiva che effettiva, anche se resta da precisare se e come potranno proporre leggi ordinarie, costituire commissioni o interagire in qualche modo con la Camera dei deputati.

Tutto questo nel bel mezzo della polemica che vede il presidente dell'attuale Senato Pietro Grasso al centro degli attacchi congiunti del centrodestra, dopo aver deciso in autonomia di costituirsi parte civile nel processo sulla compravendita di senatori a carico di Berlusconi.

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