Secondo quanto riferisce il Corriere dell'Alto Adige nella spregiudicata gestione di soldi pubblici sarebbero finiti anche dei sex toys, un vibratore ed altri due gadget per uso erotico. Il condizionale è d'obbligo in casi come questo, in quanto le indagini della Guardia di Finanza non sono ancora giunte sul tavolo del sostituto procuratore titolare dell'inchiesta Giancarlo Bramante, ma gli elementi finora emersi rischiano di compromettere seriamente le prossime elezioni europee, per i Friheitlichen, i rappresentanti del partito sudtirolese.

L'inchiesta della Procura di Bolzano è partita a gennaio a seguito di una segnalazione fatta con molta probabilità da una persona all'interno dello stesso consiglio comunale a seguito della quale è emerso uno scontrino di 64,92 euro emesso da un sexy shop del capoluogo per l'acquisto dei sex toys incriminati.

Pubblicità
Pubblicità

La faccenda, pur nel suo aspetto grottesco, potrebbe avere delle forti ripercussioni politiche e metterebbe a rischio l'accordo siglato tra Lega Nord e il partito dei Friheitlichen, (i "libertari" così preferiscono definirsi) in vista delle prossime elezioni europee, soprattutto se associato all'altro scandalo che vede coinvolto Pius Leitner, esponente del partito sudtirolese, in merito alla questione delle pensioni d'oro.

Ma come hanno reagito i Friheitlichen all'annuncio di questa notizia? Ulli Mair, consigliera del partito si è subito affrettata a spiegare che i sex toys in questione altro non erano che uno scherzo da fare ad un collega in occasione del suo compleanno, ma lo stesso partito ha smentito la Mair dicendo che la notizia non corrisponderebbe ai fatti e minaccia querele nei confronti di chi diffonde e pubblica notizie false, intanto però, la consigliera si è resa irreperibile ai giornalisti.

Pubblicità

Sex toys e mutande verdi (quelle acquistate dal governatore leghista Cota), intimo, erotismo, e politica si intrecciano dunque in un abbraccio che, al di là della veridicità o meno dei fatti, gettano discredito non solo sui partiti coinvolti negli scandali, ma mettono in cattiva luce la stessa identità nazionale degli italiani. Ora la parola sta ai giudici.