Archiviato il caso Gentile, con il senatore del Nuovo Centro Destra costretto a dare le dimissioni dalla carica di sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture per la vicenda delle presunte pressioni esercitate sul quotidiano calabrese L'ora, sembrava che il #Governo potesse dedicarsi al "fare", come piace ripetere al Primo Ministro.

Non aveva fatto i conti, #Matteo Renzi, con tutte le altre nomine, partorite dopo una settimana di trattative, tra veti incrociati e sgarbi da riparare. Nella lista di governo rimangono infatti i nomi di 5 tra sottosegretari, viceministri e ministri indagati.

Gli indagati del PD

Il nome maggiormente contestato è quello di Francesca Barracciu.

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Vincitrice delle primarie del Partito Democratico in Sardegna, fu costretta a rinunciare alla candidatura in quanto indagata per peculato nell'ambito delle indagini per la vicenda rimborsi al Consiglio Regionale della Sardegna. L'accusa è di aver incassato, illecitamente secondo la Procura di Cagliari, 33 mila euro in rimborsi benzina. E' stata nominata Sottosegretario alla Cultura, probabilmente per compensare l'esclusione dalle liste.

Per la stessa accusa, relativa, un'indagine della procura di Napoli per i rimborsi non rendicontati del Consiglio Regionale campano, ha ricevuto un avviso di garanzia Umberto Del Basso De Caro, sottosegretario al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, lo stesso del "dimissionato" Gentile.

La rimborsopoli al Consiglio Regionale della Basilicata è oggetto delle indagini della Procura di Potenza, che vede tra gli indagati Vito de Filippo, fresco di nomina di Sottosegretario alla Salute.

Chiude la lista dei democratici il Viceministro dell'Interno, Filippo Bubbico, indagato per abuso d'ufficio per aver commissionato, quando era presidente della Basilicata, un progetto di riorganizzazione degli uffici ad un professionista esterno anziché fare ricorso alle competenze regionali.

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Le proteste

A seguito delle dimissioni di Antonio Gentile, immediate si sono alzate le voci del NCD per invocare parità di trattamento, benché il loro sottosegretario, nonostante l'evidenza dei fatti contestati, non fosse neppure indagato.

Non mancano voci di dissidenza all'interno dello stesso PD dove, per Fassina e Cuperlo che difendono gli indagati, emergono non pochi distinguo. Da Civati, che chiede a Renzi di "spiegare la differenza tra Gentile ed i sottosegretari PD", a Rosy Bindi, Presidente della Commissione Antimafia, che evidenzia come "lo scorso anno per lo stesso tipo di reati alcune persone non furono candidate e oggi persone con le stesse accuse siano al governo".

Per par condicio, la Bindi non dimentica di sottolineare come anche il ministro per i Trasporti e le Infrastrutture Maurizio Lupi (ministero evidentemente sfortunato), sarebbe indagato dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania per concorso in abuso in atti d'ufficio in merito ad una nomina a commissario dell'Autorità portuale sarda.

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Forte sulla questione la protesta del Movimento 5 Stelle, che si è concretizzata con la presentazione di una interrogazione sulla nomina di Francesca Barracciu.

All'interrogazione ha risposto in aula, per conto del governo, il ministro Boschi che ha invocato il principio della presunzione d'innocenza, sancito dalla Costituzione, per sottolineare che non verrà chiesto agli indagati di dare le dimissioni.

Rimangono le perplessità in merito a nomine che sono evidente frutto di spartizioni e clientele territoriali da preservare in vista delle imminenti elezioni europee. Insomma, una "guerra di posizionamento", alla faccia della sbandierata rottura con le pratiche della vecchia politica.