Il #Senato ha approvato, con 166 voti a favore e 133 voti contrari, il disegno di legge sull’abolizione delle Province.

Sul testo, predisposto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, il Consiglio dei Ministri aveva approvato in mattinata l’apposizione della questione di fiducia. Scelta obbligata dopo i brividi di ieri quando, per solo 4 voti, il Governo non era stato battuto su una pregiudiziale di costituzionalità presentata dal Movimento 5 Stelle.

Il ddl passerà ora alla Camera per la definitiva approvazione, scontata vista l’ampia maggioranza su cui potrà contare il governo.

Cosa cambia con l’abolizione delle Province

Il disegno di legge non abolisce, in realtà, le 107 Province, ma ne stabilisce il riordino, con la creazione di altri enti in sostituzione: le Città Metropolitane e i Consorzi di Comuni.

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· Le Città Metropolitane

Nasceranno nel 2015 e saranno 10 (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Roma, Napoli e, dal 2016, Reggio Calabria), guidate dal sindaco del capoluogo, con un Consiglio Metropolitano composto da 14 a 24 membri scelti tra i sindaci e i consiglieri comunali, e la Conferenza Metropolitana composta da tutti i sindaci.

Le competenze riguarderanno la pianificazione in generale, le infrastrutture, i servizi pubblici, lo sviluppo economico, l’edilizia scolastica e le pari opportunità.

· I Consorzi di Comuni

Le restanti 97 Province diverranno Consorzi il cui presidente sarà il sindaco del comune capoluogo, coadiuvato dall’Assemblea dei sindaci, composta da tutti i primi cittadini della provincia e dal Consiglio Provinciale, composto da 10 a 16 membri scelti tra i sindaci ed i consiglieri comunali del territorio.

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Tutti in carica per quattro anni e senza percepire compensi.

Avranno competenza sull’edilizia scolastica e le pari opportunità, mentre avranno solo funzioni di pianificazione su trasporti, ambiente e mobilità.

Tutte le altre competenze saranno suddivise tra Comuni e Regioni.

L’avvio reale della riforma è rimandato al 1°gennaio 2015 in quanto per l’abolizione delle Province è necessario abolire dall’articolo 114 della Costituzione la parola Province. Per fare questo è necessaria una legge di riforma costituzionale il cui iter è più lungo.

Il disegno di legge approvato, immediatamente esecutivo in attesa della sua trasformazione in legge, consente di congelare la situazione evitando la scadenza di 52 Consigli Provinciali che altrimenti si sarebbero dovuti rinnovare in concomitanza delle elezioni europee del 25 maggio.

Si è così avviato il processo che dovrà consentire, secondo le affermazioni di Renzi, di risparmiare sullo stipendio di 3000 politici, per un ammontare di 1 milione di euro.

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La cifra è comunque controversa, avendo stimato l’Unione delle Province, in 100-150 milioni lo stipendio di 3000 consiglieri provinciali.

La Commissione Bilancio del Senato ha addirittura ipotizzato il rischio di maggiori costi come conseguenza del trasferimento ai comuni di personale e funzioni. #Matteo Renzi