Dopo l'approvazione della riforma elettorale alla Camera, con 365 voti favorevoli, 165 contrari e 40 astenuti, immediato il commento di #Matteo Renzi su Twitter: "Grazie alle deputate e ai deputati. Hanno dimostrato che possiamo davvero cambiare l'Italia. Politica 1 - Disfattismo 0. Questa la svolta buona".

Con l'eliminazione dell'art. 2, il nuovo sistema elettorale, nato dall'unione Renzi-Berlusconi, verrà applicato solo alla Camera, in attesa che il Senato venga eliminato, come vorrebbe lo stesso Renzi. Le trattative sulla nuova legge elettorale erano partite a gennaio di quest'anno, quando Silvio Berlusconi incaricò Denis Verdini di coordinare i rapporti con il #Pd sulle riforme.

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Cade poi il Governo Letta, nasce il Governo Renzi, e nelle trattative subentra anche il leader del Nuovo Centro Destra, Angelino Alfano. In sintonia con alcuni deputati del Pd, Alfano chiede la discussione di alcuni punti della riforma, tra i quali la modifica della soglia per accedere da soli in Parlamento al 4,5% e l'allungamento dei tempi della legislatura; caratteristica, quest'ultima, che ora dovrebbe essere auspicabile, altrimenti si correrebbe il pericolo di avere due maggioranze diverse nelle due camere, con un forte rischio di ingovernabilità.

Quindi, al Senato verrà applicato il cosiddetto Consultellum (dal nome della sentenza con cui Cassazione prima e Corte Costituzionale hanno bocciato il Porcellum): in poche parole, il sistema elettorale sarà un proporzionale, senza premio di maggioranza, su base regionale e con voto di preferenza.

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Per la Camera, invece, è prevista la suddivisione dell'Italia in 120 micro-circoscrizioni, che assegneranno da 3 a 6 seggi. Le liste saranno bloccate: di conseguenza gli elettori non potranno esprimere la loro preferenza.

Decise anche le soglie minime per accedere al Parlamento: l'8% minimo per i partiti che si presentano da soli; il 12% minimo per le coalizioni. Il partito o coalizione che, vincendo, supera la soglia del 37%, otterrà 340 seggi. In caso di ballottaggio, invece, il premio di maggioranza scende da 340 a 325 seggi.

Le razioni politiche all'interno dello stesso Pd non sono state tutte favorevoli; ne è una dimostrazione l'assenza di Enrico Letta e Pippo Civati alla votazione. Lo stesso Civati , in un'intervista, ha espresso tutta la sua disapprovazione riguardo la nuova legge elettorale, chiedendosi se: "si è mai visto un sistema politico bicamerale con due leggi diverse per ognuna delle due Camere?" e fa un appello al Presidente Napolitano.

L'Italicum non piace neanche al Movimento 5 Stelle, convinto che i due sistemi di voto potrebbero portare a due distinte maggioranze nelle due camere e ad una conseguente ingovernabilità totale del Paese.

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Oggi, alla Camera, i deputati del Movimento hanno espresso tutta la loro polemica, mostrando dei cartelli con i ritratti di Berlusconi e Renzi ed un grande cuore rosso, con la scritta: "Grande sintonia Renzi-Berlusconi. Condannati all'amore".

La presidente Laura Boldrini ne ha ordinato l'immediata rimozione.