Al referendum per l'annessione della Crimea alla Russia hanno votato per il "si", secondo i primi exit poll, il 93% dei votanti, a quanto riferisce la TV statale Rossia24. Hanno esercitato il loro diritto oltre un milione e mezzo di votanti, 3 elettori su 4, di cui il 58% circa di etnia russa. Il risultato, già di per sè schiacciante, assume un significato ancora più importante per la notevole affluenza alle urne.

Ora bisognerà attendere il 21 marzo, giorno in cui la Duma russa esaminerà l'esito del referendum e dovrà prendere una decisione sulle azioni da seguire. Tuttele diplomazie occidentali, prime tra tutte l'Unione Europea e gli Stati Uniti d' America considerano illegali le consultazioni e hanno già più volte dichiarato che il risultato non verrà riconosciuto.

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Secondo una nota ufficiale della Casa Bianca, il voto svoltosi in Crimea sotto la minaccia dei soldati russi viola le leggi internazionali.

La maggior parte dei crimeani, invece, considera la Russia la propria casa e perciò oggi non vi è stato nessun risultato a sorpresa. Per ora il Ministro della Difesa ucraino e quello russo hanno annunciato una tregua fino al 21 marzo. Gli oltre 22 mila soldati russi presenti in Crimea, secondo gli accordi, non effettueranno, per ora, alcuna azione sulle unità militari e sulle infrastrutture ucraine presenti nella penisola in attesa delle decisioni del parlamento russo. Se Mosca dovesse accogliere la Crimea nella federazione sarà la prima volta, dopo il crollo dell'Unione sovietica, che la Russia torna ad ingrandire il prorpio territori.