Sono clamorose le rivelazioni del presidente dell'Uruguay, José Mujica. La Casa Bianca, intenzionata a risolvere definitivamente il problema dei prigionieri islamici rinchiusi nella base di Guantánamo a Cuba, ha chiesto alle Autorità di Montevideo di ospitare alcuni detenuti. I negoziati si sarebbero tuttavia rallentati - ma non arenati - di fronte alla controproposta del leader uruguagio: siamo sì disponibili a prenderci carico di alcuni reclusi di Guantánamo, ma che in cambio siano liberati i tre noti agenti del controspionaggio cubano - conosciuti all'Avana come "eroi antiterroristi" o "patrioti" - rinchiusi dal settembre 1998 nelle carceri statunitensi, con la pesante accusa di spionaggio.

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Le dichiarazioni di Mujica

Queste le parole dell'ex guerrigliero, che hanno destato l'attenzione dei media: "Si tratta di una richiesta motivata da ragioni umanitarie", ha esordito nel corso del programma radiofonico Habla el presidente, "ma neppure io faccio i favori gratis, anzi, emetto la fattura". Mujica ha chiarito che non si è mossi da ragioni materiali, e tuttavia "non ci sono problemi a dire che abbiamo chiesto un favore al Governo nordamericano". Montevideo pretende che Barack Obama faccia il possibile "perché si trovi il modo di liberare quei due o tre prigionieri cubani che da molto tempo sono laggiù, giacché anche questa è una vergogna". Il capo dello stato uruguayano è riuscito spesso a conquistare l'attenzione del mondo, vuoi per il suo stile di vita "povero" e austero, o per la ricorrente messa in discussione del consumismo, oppure per l'impulso decisivo alla legalizzazione delle droghe leggere, dell'aborto e dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

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Tuttavia è la prima volta che sue dichiarazioni hanno conseguenze geopolitiche tanto importanti: da un lato, il carcere della Baia di Guantánamo rappresenta un punto debole della gestione di Obama (all'inizio del mandato ne aveva promessa la chiusura), dall'altro lato, la scarcerazione di quegli agenti - condannati a lunghe pene detentive - costituisce un punto all'ordine del giorno della politica estera cubana. Secondo quanto riportano fonti di stampa, a gennaio lo stesso leader cubano, Raul Castro, avrebbe dato il via libera a questa trattativa tra Washington e Montevideo, che prevede la disponibilità uruguayana a ospitare - con lo status di rifugiati - almeno cinque reclusi di Guantánamo.

Lo status dei prigionieri

La bozza dell'accordo stabilisce che gli ex prigionieri dovrebbero soggiornare per un biennio nello Stato sudamericano. Tuttavia su questa clausola Mujica è apparso scettico: ha precisato che "saranno uomini liberi", e che "questa circostanza di non poter uscire dal Paese sarà soltanto un loro gesto volontario per lasciarsi alle spalle questa vergogna, e non certo una nostra imposizione".

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Eduardo Bonomi, ministro dell'Interno, ha da parte sua chiarito che secondo gli stessi Usa "si tratta di persone che non rappresentano nessun pericolo", e che l'Uruguay ha già verificato quest'aspetto. Il ministro ha aggiunto che queste persone non sono state giudicate: non si tratta di terroristi, né hanno partecipato "a fatti di sangue". Costoro, ha proseguito il ministro, saranno soggetti a un "regime di protezione" predisposto dallo Stato uruguayano, che offrirà loro "una custodia"; beninteso, "non si tratta di una custodia personale", ha chiosato, "bensì di un regime che consenta di lavorare, studiare, imparare la lingua e avere delle garanzie".