Certo, sull'onda di quanto è accaduto in Ucraina, con la separazione della Crimea, dopo il referendum e la riunificazione con la Russia della penisola sul mar Nero, potrebbe suscitare qualche preoccupazione l'analogo referendum autogestito in quel del Veneto che è iniziato domenica 16 marzo e si concluderà il 21 dello stesso mese, con la lettura dei risultati a Treviso e la probabile, quasi scontata, proclamazione della "sovranità veneta".


Va considerato però, che la consultazione non può che avere esclusivamente una valenza politica, in quanto, difficilmente, a seguito del risultato delle urne si potrà verificare un'autentica scissione dalla restante parte dello stivale, un po' perché non risultano truppe di appoggio camuffate da disinteressati soccorritori dell'autodeterminazione dei popoli, come è accaduto per la Crimea, un po' perché la nostra Costituzione recita "l'Italia è una ed indivisibile" e sebbene qualcuno si appigli a quel "riconosce e promuove le autonomie locali", noti costituzionalisti negano che possa tornare utile per un'interpretazione favorevole alla separazione del Veneto dall'Italia.


Ideatore del referendum consultivo Alberto Morosin, fondatore di "Indipendenza veneta", il quale si dichiara "venetista" non già leghista, tant'è che la quando la Lega Nord ha cercato di cavalcare l'iniziativa è stata messa alla porta, anche se - probabilmente - tenterà di rientrare dalla finestra, in caso di risultati favorevoli all'indipendenza. Le scarse simpatie degli indipendentisti per la Lega derivano, molto probabilmente, dalle dichiarazioni del governatore del veneto Luca Zaia che, pur mostrando di apprezzare l'iniziativa, aveva chiarito che per fare un referendum sul tema ci vuole una Legge regionale, ed un Consiglio che voti la Legge. Agli indipendentisti una tale visione deve essere apparsa troppo "centralista" e quindi non gradita.


Secondo gli organizzatori, nei primi giorni hanno votato poco più di 430.000 veneti (alcuni lanci di agenzia nella mattinata di martedì 18 forniscono una cifra in crescita: 700 mila), oltre l'11,50% degli aventi diritto al voto. Notevole la partecipazione a Vicenza (12 mila voti), Treviso (più di 118.300 voti) e Padova (105.300), mentre, non sono moltissimi coloro che si sono recati alle urne autogestite a Venezia (50.000 voti), Verona (27.800 voti), Belluno (3.300 voti) e Rovigo (3.100 voti).


Tra i quesiti del referendum non solo l'indipendenza, ma anche se il Veneto debba restare all'interno dell'Unione Europea, se debba mantenere l'Euro, se voglia rimanere nella Nato. Le informazioni sui votanti, sulle linee guida, sui seggi, si possono trovare sul sito www.plebiscito.eu: molto ben documentate le ragioni del "sì", piuttosto rarefatte quelle del "no". Sul sito si fa ammenda, sostenendo che le "ragioni del no" verranno quanto prima illustrate, peccato che la puntualizzazione giunga ad urne già aperte.


Sembra, tra l'altro, che dopo un'iniziale ostracismo sulla consultazione popolare, da parte dei media nazionali, questi abbiano iniziato a pubblicare notizie in merito, anche se la prima news in assoluto dell'apertura delle urne è stata data, con gran clamore, dalla televisione statale russa Vesti 24, come a dire "guardate che l'autodeterminazione dei popoli che si è verificata in Crimea, non è una nostra esclusiva": un'opportunistica "excusatio non petita" che si porta automaticamente dietro un'"accusatio manifesta".
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