La direzione del Partito Democratico dà il via libera a #Matteo Renzi sulla riforma del #Senato.

La riunione, nella quale si è parlato anche del Job Act, ha approvato la relazione del segretario con 93 si, 12 no e 8 astenuti.

Si parte lunedì, con l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, del disegno di legge costituzionale del Titolo V e del Senato.

Il nuovo Senato

Nel nuovo Senato, che dovrebbe nascere dalla riforma Renzi-Berlusconi, questi sono i punti più importanti:

· Vi troveranno posto i governatori delle Regioni e alcuni membri delle giunte regionali;

· Non sarà più chiamato a dare la fiducia al governo

· Potrà ancora votare solo le leggi di modifica costituzionale e le leggi elettorali

Inizialmente erano previste norme che riguardavano il conferimento di maggiori poteri al premier, con il voto della fiducia al primo ministro e non al governo, e la possibilità da parte dello stesso, di nominare e revocare i ministri.

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Attualmente i ministri sono solo proposti dal presidente incaricato, ma è il Presidente della Repubblica che li nomina.

Queste modifiche sono però state stralciate all'ultimo momento per eliminare possibili punti di discussione che potrebbero ritardare l'iter della riforma.

Lo scopo dichiarato di Renzi è quello di accelerare sulle riforme per arrivare alle elezioni europee, primo vero test sul gradimento del premier, con all'attivo dei punti del programma realizzati.

Va nella stessa direzione anche l'inversione nella road map delle riforme inizialmente concordata con Forza Italia, con l'Italicum che slitta ad un secondo momento, essendo il suo iter più lungo.

E' proprio questa inversione delle priorità che fa presagire un percorso poco agevole per l'approvazione del nuovo Senato, con Forza Italia che denuncia il mancato rispetto dei patti e minaccia ostruzioni.

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Ma quello della mancanza del consenso elettorale è il punto debole di Renzi, per questo tutte le sue azioni sono volte all'acquisizione di consenso. Uscire vincitore dalle prossime consultazioni del 25 maggio gli permetterebbe di rivendicare quella legittimazione del voto che ora gli manca.

E' da leggere in questa chiave la nomina di due vice, Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini che dovranno occuparsi del partito in vista della battaglia elettorale. #Pd