La commissione parlamentare antimafia è tornata in Basilicata. La sua ultima apparizione in terra lucana risale a circa vent'anni fa. In quell'epoca si verificarono alcuni fatti criminosi nell'area materana. Una faida con vittime a Montescaglioso che suscitò parecchio scalpore. Per anni la Basilicata è stata etichettata come isola felice, così come si trova stretta tra la camorra campana, la sacra corona unita pugliese e la 'ndrangheta calabrese. La definizione può sembrare improponibile, ma certamente anche in terra lucana non mancano casi irrisolti per i quali parlare di stampo mafioso non appare del tutto inopportuno. Di questa opinione non è sembrata la presidente di turno della commissione, l'on.Rosy Bindi che ha ritenuto che la Basilicata può ancora considerarsi zona tranquilla, anche se sul territorio occorre sempre tenere alta la guardia.

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Il riferimento è ad alcuni fatti successi di recente nell'area metapontina con la distruzione dolosa di alcuni capannoni in aziende agricole. Parlare di #Mafia suscita con immediatezza il fenomeno di omertà. Un indegno comportamento che agevola senza dubbio le situazioni di tipo mafioso. Forse la commissione parlamentare non ha ritenuto di definirli tali casi come quello legato alla sfortunata Elisa Claps, i cui poveri resti sono stati rinvenuti dopo molti anni all'interno di una chiesa potentina. Il tempo trascorso inutilmente, le collusioni che senza dubbio esistono in questo caso e ancora impunite, coperte dall'omertà latente, come bisogna definirlo, se non paragonabile ad un sistema di tipo mafioso? E ancora, il caso senza degne risposte, conosciuto come quello dei "fidanzatini di Policoro", in cui due ragazzi furono rinvenuti cadaveri all'interno di un'abitazione nella cittadina jonica, più volte "esaminato" dalla magistratura e mai risolto con chiarezza.

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Le sentenze emesse lasciano interdetti, con una discutibile decisione di decessi dovuti a emissioni di ossido di carbonio, al confronto di inspiegabili ferite ritrovate sui corpi dei due poveri ragazzi, con evidenti ipotesi di modifica della scena del delitto su cui incombe ancora una volta un enorme velo di omertà.

Per l'on.Bindi, nelle sue dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa, in Basilicata manca o almeno è ritenuta carente la denuncia dei fatti, per cui il livello di guardia seppure da non sottovalutare infonde una certa tranquillità. Anche in questo caso occorre sottolineare che certa informazione locale non ha mancato di denunciare situazioni scabrose, ma ha dovuto scontrarsi con un certo sistema che non si discosta da comportamenti che potrebbero ritenersi di tipo mafioso. E' la mafia moderna, quella dei colletti bianchi, dei potenti di turno che non consentono l'affermazione della verità, che con complicità di alcuni magistrati corrotti cercano di imbavagliare la libera informazione.

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Accettando e sostenendo querele senza giusta motivazione contro chi "denuncia", aggrappandosi a presunte allusioni, nella convinzione della loro intoccabilità per il ruolo acquisito in un barbaro sistema di omertà che li sostiene a sua volta. Per alcuni giornalisti dalla "schiena dritta" non rimane che subire continue vessazioni giudiziarie con perquisizioni personali, nelle abitazioni e nelle redazioni. Un "sistema" che costringe a un continuo sottoporsi a giudizio in aule giudiziarie, dove si corre il rischio anche di subire condanne persino per quello che non si scrive, perchè qualche giudice strano arriva a ritenere che l'autore di un articolo abbia forse pensato di scrivere, per cui debba essere punito. La presidente Bindi con la sua commissione antimafia non ha forse ritenuto che certe situazioni che si verificano in terra lucana siano da prendere in considerazione. Nella Città dei Sassi ha ascoltato un magistrato che ha relazionato sulla situazione locale, pur essendo ella stessa gravata da un provvedimento di censura da parte del CSM per i suoi comportamenti scorretti. Non ha potuto ascoltare il Procuratore Capo, Celestina Gravina che non si è presentata all'importante appuntamento per "altri impegni precedentemente assunti". E così sia! La Basilicata a questo punto continua nel suo splendido isolamento di falsa isola felice, preda ancora di un "sistema" corrotto e senza controllo, dove mafia e omertà possono continuare a vivere tranquille.