L'Italia sembra ormai che si avvi verso il superamento definitivo del cosiddetto bicameralismo perfetto. In base alla riforma renziana, infatti, al #Senato non competerà più né il voto di fiducia né le leggi di bilancio. Il suo nome sarà "Senato delle Autonomie", i suoi componenti non riceveranno indennità in quanto senatori e non sarà più eletto direttamente dal Corpo Elettorale. Come le province, infatti, sarà organo elettivo di secondo livello e tra i critici proprio questa tendenza renziana di togliere la democraticità di tali organi costituzionali è fortemente preoccupante.

Per Renzi "è finito il tempo dei rinvii" e la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione "è una grandissima svolta per la politica e le istituzioni". Il presidente del consiglio ha anche affermato che si dovrà arrivare all'approvazione della prima lettura del disegno di legge costituzionale relativo alla riforma prima delle elezioni europee del 25 maggio prossimo.

Nel Senato delle Autonomie ciò che non cambierà rispetto ad oggi sarà la presenza degli ex presidenti della Repubblica e degli altri senatori a vita. Ad illustrare i dettagli della riforma in questione è la ministra Boschi: "Rispetto alla bozza del 12 marzo ci sono delle modifiche. Innanzitutto cambia il nome: torna a chiamarsi Senato, ma si chiamerà Senato delle autonomie". La ministra ha anche affermato chiaramente che il nuovo Senato manterrà le competenze relative all'approvazione delle leggi costituzionali.

L'ufficio stampa della Presidenza della Repubblica ha intanto voluto diramare una nota in cui si dichiara, a proposito della riforma del Senato, che il capo dello Stato ha "ritenuto di dover astenersi, per ragioni di carattere istituzionale, dal pronunciarsi sulle soluzioni concrete definite dal #Governo e sottoposte all'esame del parlamento". La Presidenza della Repubblica ha ritenuto di intervenire con questa nota, poiché diversi articoli giornalistici hanno attribuito al presidente Napolitano valutazioni anche tra loro contraddittorie su questa riforma costituzionale. #Matteo Renzi